The Long Dark è figlio di una fruttuosa campagna Kickstarter, nonché di un lungo periodo d’incubazione in Accesso Anticipato, ma possiamo già anticipare che il risultato centra (o quasi) appieno i risultati prefissi dagli sviluppatori, ovvero creare un survival degno di questo nome. Ma vediamo nel dettaglio quali sono i punti forti (e deboli) di questa produzione indipendente.

Sperduti in mezzo al Canada

The Long Dark è diviso in due parti: da una parte c’è la campagna Wintermute, rilasciata in concomitanza della fine del periodo dell’Accesso Anticipato, dall’altra c’è la modalità sandbox.
Mentre la campagna prevede il narrare di una storia con il protagonista che deve fare luce su una serie di avvenimenti mentre tenta di sopravvivere con tutte le proprie forze, nella modalità sandbox non ci sarà alcuna storia, bensì il solo obiettivo di sopravvivere giorno per giorno il più a lungo possibile.
Partiamo con la parte più debole del gioco, ovvero la campagna vera e propria. Così come la modalità sandbox, la campagna prende luogo in una sperduta e innevata regione del Canada, con il protagonista che a bordo del suo aereo precipita in seguito a uno straordinario evento di natura misteriosa.
Sulle prime, il compito del giocatore è quello di sopravvivere, finché non si avranno le forze necessarie per poter scalare una parete del crepaccio dove è finito, lungo quello che è un tutorial, alquanto abbozzato a dire la verità. Lo scoglio più grande è appunto imparare a giocare, complice anche un tutorial sì completo ma non ben realizzato, nonché per alcune meccaniche che risultano più macchinose di quanto non dovrebbero. Superata tuttavia questa fase di smarrimento iniziale, The Long Dark si presenta per quello che realmente è, un Survival con la S maiuscola, grazie a meccaniche e una gestione dei bisogni del protagonista che funzionano.

Balla coi lupi

Come già detto, la campagna è il punto più debole del gioco, per via di una narrazione al di sotto della media e di alcune missioni alquanto tediose che probabilmente ne avremmo fatte a meno, nonché di personaggi che sulle prime sono interessanti, ma che alla fine si rivelano essere poco memorabili. Ed è un peccato, perché se si fosse spinto un pochino di più sulla caratterizzazione di questi personaggi, staremmo parlando della campagna di The Long Dark con toni più entusiasti.
Perlomeno, dal punto di vista dei livelli e dell’ambientazione, la campagna Wintermute non delude, e anzi, porta con sé una bella dose di sfida che probabilmente farà dimenticare ai più i problemi della narrazione.
C’è però un aspetto controverso nella campagna, ovvero i lupi. Queste pericolose creature sono praticamente onnipresenti e pongono un pericolo costante verso il giocatore, soprattutto quello incauto. Se questi animali si avvicinano troppo al giocatore, non esiteranno a caricarlo per attaccarlo, e quando ciò avviene, è praticamente una condanna a morte. È possibile sopravvivere se si possiede una bella quantità di salute e si riesce a ferire il lupo con una delle proprie armi corpo a corpo, ma due attacchi di lupi di seguito è praticamente game over assicurato. Questa cosa non sarebbe neanche un grosso problema vista la natura del titolo, se solo l’IA non fosse così aggressiva. È capitato spesso che un lupo bazzicasse proprio davanti all’ingresso di una abitazione dove eravamo nascosti, rifiutando di muoversi in modo da poterlo evitare quando uscivamo. Insomma, sembra che in alcune circostanze farsi attaccare dai lupi sia l’unico modo per proseguire. Certo, viene detto che un modo per allontanarli è provare a impaurirli con il fuoco o una luce troppo intensa, ma è un metodo che nella pratica è troppo inaffidabile.

Uomo Vs. Natura

Come già detto l’aspetto survival è ben fatto e pertinente alla tipologia di gioco. Il giocatore dovrà tenere conto di bisogni del protagonista quali la fame, la sete, il sonno e la temperatura. Mentre i primi tre sono espliciti, l’ultimo punto è il più interessante, in quanto sono molti i fattori che influenzano questo valore: azioni come rimanere in mezzo al vento (e se si cammina controvento si andrà addirittura a velocità molto ridotta!), o in un ambiente particolarmente freddo farà scendere questo valore più o meno velocemente, d’altro canto portare vestiti più pesanti consentirà di rimanere in mezzo al gelo più a lungo, e naturalmente rimanendo in ambienti al riparo o davanti a un bel falò lo farà aumentare.
Naturalmente il fuoco andrà acceso secondo i crismi del genere: sarà necessario una fonte di calore, combustibile e uno starter, e si può anche scegliere se usare un accelerante o no, con lo scopo di aumentare le probabilità che il fuoco si accenda. Come si può immaginare, il fuoco ovviamente non serve solo a scaldarsi, ma anche a cucinare carne, far sciogliere la neve per procurarsi acqua potabile (e ricordatevi di farla bollire), farsi un tè o un caffè, o preparare tisane con piante medicinali. Scaldare vivande ovviamente non deve essere visto come un lusso ma come una necessità, in quanto la carne cruda recuperata da carcasse animali o determinati cibi possono essere un ricettacolo di germi patogeni che possono danneggiare la propria salute. Noi ci siamo presi un brutto mal di pancia mangiando un barattolo di pesche sciroppate che abbiamo dimenticato di far scaldare, quindi occhio!
Cuocere la carne non ha solo lo scopo di renderlo sicuro da mangiare e aumentarne la longevità nello zaino, ma anche di diminuire il proprio odore. L’odore è un parametro che definisce, in parole povere, quanto facilmente un predatore riesce a scorgere il protagonista con il proprio olfatto. Portarsi dietro chili di carne cruda o pelli animali aumenterà in maniera drastica il proprio odore.
Tuttavia, una parte survival che un po’ ci ha fatto storcere il naso è quando bisogna medicarsi. Di per sé non è nemmeno male, in quanto esistono bende, antidolorifici, antibiotici, antisettici e tutta una serie di rimedi naturali, ognuno con il preciso scopo di far guarire una determinata condizione, ma ciò che lascia un po’ interdetti è quanto macchinoso sia curarsi. Bisogna andare nell’inventario, trovare le medicine che servono, scorrere sulle varie condizioni, e selezionare quella giusta da far guarire con quel determinato farmaco. Fa quindi un po’ sorridere che tentando di prendere un antidolorifico il gioco chieda a quale parte del corpo far passare il dolore…

La notte dell’aurora boreale

Vediamo un po’ l’aspetto tecnico, che a quanto pare è un po’ traballante. Nonostante le numerose segnalazione, ci riteniamo tuttavia fortunati che durante la campagna non abbiamo trovato nemmeno un bug e che tutto sia filato liscio, se non che una parete di roccia non aveva le texture, ma purtroppo molta gente non è stata altrettanto fortunata, e si è trovata di fronte a frequenti crash o bug che impedivano addirittura il proseguimento della campagna. Fortunatamente gli sviluppatori stanno lavorando alacremente per correggere questi problemi, e al momento hanno già pubblicato ben 6 patch in poco più di una settimana.
Buone notizie sul fronte dell’ottimizzazione: il gioco gira sull’onnipresente Unity, ma stavolta gli sviluppatori sono stati molto attenti su questo lato, e con tutto a ultra abbiamo avuto sempre i frame abbondantemente al di sopra dei 60fps (a seconda della zona si assestavano tra i 90 e i 120), e non abbiamo mai avuto cali o stuttering. È vero che dal punto di vista stilistico è volutamente non-fotorealistico, proponendo al contrario una veste grafica con colori pastellosi e modelli non propriamente con tanti poligoni, ma il risultato è davvero gradevole, e ci sono certi scorci che sono veramente incantevoli.
L’impianto sonoro è la punta di diamante del titolo, realizzato davvero con cura e capace di trasmettere sensazioni come paura e solitudine, grazie sia ai bellissimi effetti sonori, che dalla musica d’atmosfera. Sentire il vento che ulula durante una tempesta mentre si è dentro una catapecchia in cerca di riparo tentando di accendere un fuoco in una vecchia stufa fa quasi sentire freddo nonostante sia piena estate.
Sul fronte della longevità della campagna, che al momento conta solo due episodi su cinque ( e i restanti saranno rilasciati mano a mano che saranno completi), dura tra le 15 e le 20 ore, a seconda di quanto si esplora la mappa di gioco.
Piccola nota: nonostante la promessa di una traduzione in italiano, al momento non è ancora disponibile ma verrà implementata più avanti, pertanto vi dovrete accontentare o dell’inglese o di una traduzione amatoriale nel workshop.

Conclusione

The Long Dark è una piccola grande perla, un gioco capace di far vivere belle esperienze nonostante i suoi difetti, che sono perlopiù insiti in alcune meccaniche un po’ macchinose e una IA dei predatori forse un po’ troppo aggressiva che può scoraggiare. Se cercate un survival fatto come si deve, non cercate altro, questo è il gioco che fa per voi. Tuttavia, non giocatelo solo per la campagna, sarebbe uno spreco, perché la vera storia che racconta il gioco è quella che vivrete voi tentando di sopravvivere.