In occasione della Sweden Game Conference, il COO di Ubisoft Massive, Alf Condelius, ha specificato che schierarsi apertamente nella politica nei videogiochi è un male per il proprio business.

Condelius, in una seguente intervista con GamesIndustry, spiega che Massive è al lavoro attualmente su Tom clancy’s The Division 2, titolo ambientato in un futuro distopico ma aperto a molte interpretazioni, il quale sembra essere il punto di destinazione verso cui si sta muovendo la società moderna, ma non è così, in quanto rimane un’opera di fantasia.

Il mondo di The Division è stato dunque appositamente ricreato per essere esplorato dai giocatori, per dare loro la possibilità di essere i buoni in un mondo decadente, e lasciare che siano loro a interpretare i fatti come meglio credono, in quanto a loro piace discutere di queste cose tra di loro.

Ma, al tempo stesso, gli sviluppatori cercano di stare il più lontano possibile da qualsiasi schieramento, in quanto prendere posizioni esplicitamente politiche porta a un danno economico in quanto si ripercuote nelle vendite. L’obiettivo è dunque di rimanere sul vago, sul neutrale, senza specificare che avere determinate opinioni politiche siano o meno sbagliate.

Questo non vale solo per The Division 2, ma anche per molti altri videogiochi fatti e futuri di Ubisoft. Basti pensare alla serie di Far Cry o Watch Dogs, che trattano di politica in maniera blanda e neutrale, senza mai scendere nello specifico o prendere posizioni.

Per l’occasione vi ricordiamo che The Division 2 uscirà il 15 marzo.

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Per Ubisoft, schierarsi politicamente nei videogiochi è un male
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