Castlevania: Lords of Shadow 2 – Recensione

  Per fortuna, nella maggior parte dei casi l’abito non fa il monaco. Castlevania: Lords of Shadow 2 è nato sotto i migliori auspici, sorgendo dalle ceneri di un...
Castlevania: Lords of Shadow 2 - Recensione 6




 

Per fortuna, nella maggior parte dei casi l’abito non fa il monaco. Castlevania: Lords of Shadow 2 è nato sotto i migliori auspici, sorgendo dalle ceneri di un glorioso franchise e potendo contare sulla base (ludica e di fan) fortissima del suo immediato predecessore.

Il primo Lords of Shadow è entrato di diritto nella mia personale Top 20 dei titoli appartenuti a quella che, forse ingiustamente, potremmo definire old-gen di console, e lo ha fatto con uno stile tutto suo. Con il supporto, per alcuni pivotale ma per altri molto meno rilevanti, di un Hideo Kojima supervisore e firmatario sia della trama che del rispetto del longevo canone di Castlevania.

 

Un'immagine che vale molto più di tante parole

Un’immagine che vale molto più di tante parole

L’abito non fa il monaco, dicevo però qualche riga fa, ed è giusto che in quelle seguenti vi spieghi cosa intendo ricorrendo a questa abusata espressione. Lords of Shadow 2 è vittima in più di una circostanza della sua stessa, grandiosa e grandissima ambizione. Non è corretto dire che il successo ha dato alla testa dei (pur criticati) ragazzi di MercurySteam, ma quel che è certo è che voler ricorrere ad una struttura narrativa così complessa – divisa, come vedremo tra poco tutt’altro che con successo, tra passato e presente – ha portato a compromessi dolorosi e oserei dire superflui. Un po’ come capita ciclicamente in Assassin’s Creed, puntare a riprodurre la stessa qualità tra due setting del tutto diversi, non tanto per grafica quanto per i meccanismi alla base del gameplay, è quasi un’utopia: è così che essere accolti (l’abito che vi dicevo poc’anzi…) con una sezione di bieco stealth, per giunta nei panni di un topolino, può deludere, e lo fa, le aspettative di giocatori che da anni aspettano il ritorno del buon Dracul. Anche perché, rispettando la limitatezza della natura umana e cioè confermando l’assioma già visto nella serie di Ubisoft, queste stesse sezioni rasentano clamorosamente e inaspettatamente l’insufficienza: level design imbarazzante, con qualche salto qua e là, un paio di checkpoint a corollario delle imbarazzanti scorribande da Mickey Mouse; character design della stessa fattura, con nemici che sembrano realizzati dello stesso stampino usato in tanti altri titoli… ci sarebbe da discuterne e parlarne per ore, ma non ritengo sia il caso.

I nemici che popolano le ambientazioni del passato sono molto ispirati

I nemici che popolano le ambientazioni del passato sono molto ispirati

Non è il caso perché, torno a dirvi, l’abito non fa il monaco.

Ed è nei (sia lodata ogni divinità!) lunghi spezzoni ambientati nel passato, che si ritrova la decadente sfarzosità tipica del canone di Castlevania. La grande bellezza di Lords of Shadow 2 sta tutta lì: nelle finiture degli interni di castelli consegnati al demonio, incantevoli location enormemente vuote con quelle sfumature di grigio e ruggine. Pensate che, nelle fasi più vicine al platform, l’inquadratura pericolosamente si allontana per rendere la misura di una distorsione della realtà – una realtà che si mischia e ingarbuglia con i sogni di Dracul – e più che ricorrere alla vicinanza dei TPS passa all’opposto grandangolo a mo’ di, scusate il paragone inopportuno, strategico. In queste medesime sequenze si viene accompagnati per mano dagli arrangiamenti sinfonici registrati ad Abbey Road, ancora una volta, e chissà quanto per casualità, casa dei sogni musicali di ogni ascoltatore che si rispetti. Non li tiro in ballo per puro citazionismo: insolitamente, la colonna sonora si fa più forte man mano che il giocatore si allontana dal cuore dell’azione, nella fattispecie quando questi gira per le ambientazioni in cerca di extra o per godere della loro maestosità. L’effetto è sorprendente.

La modernità, fatta eccezione per la coreografia con cui ci si arriva, è la delusione maggiore che possiate vivere da appassionati della serie. Giusto per aggiornarvi sul borsino dei voti, siamo a 4 per il gioco portato ai giorni nostri e a 9 per quello restituito ai suoi, beati tempi. Nel mezzo, c’è un gameplay ancora da analizzare e un comparto grafico, pure lui, con più assi nella manica di quanti ci si potrebbe attendere.

Forse sarebbe meglio non voltarsi...

Forse sarebbe meglio non voltarsi…

Se sulla giocabilità delle sezioni localizzate ai giorni nostri mi sono già espresso e non in termini entusiastici, su quella che riguarda strettamente il vero Castlevania: Lords of Shadow 2, ossia l’antichità estemporanea immaginata dagli sviluppatori spagnoli, ci sono diverse annotazioni positive da aggiungere. In primis sul sistema di combattimento: la presentazione, al cospetto di un boss che si è poi rivelato abbordabile, non è stata delle migliori e mi ha confuso su uno dei meccanismi base, vale a dire la Concentrazione. Il suo ruolo, si scoprirà più avanti, è piuttosto marginale in un combat system che si mantiene fresco quanto basta, divertente e vicino ai canoni del franchise. Al termine degli scontri coi singoli nemici, ad esempio, bisognerà avvicinarli per succhiarne il sangue; oppure, sempre a proposito di divertimento, l’arsenale di mosse a disposizione del nostro protagonista potrà essere potenziato e ampliato con l’acquisizione dei consueti punti XP; le magie del vuoto sono una bella bestiola da dominare, avendo un’apposita barra d’energia che vi farà valutare di volta in volta se ricorrere o meno alla spada (e ai poteri che dal suo utilizzo derivano). Insomma, come vedete, gli ingredienti per un piatto saporito ci sono proprio tutti.

Unico neo, in questo caso, può risultare alla lunga quell’inquadratura che, filosofeggiando quassù, ho lodato: all’atto pratico, quando magari l’incantesimo del gioco nuovo si rompe e la passione torna nei ranghi della lucidità rischiando di sfociare nella frustrazione, noterete che più in caso le “telecamere” verranno impallate dagli oggetti disseminati per le ambientazioni – colonne, porticati, persino nemici. Dal momento che l’utente ha pochissimo margine di manovra sulla visuale, questo può effettivamente risultare un problema con cui convivere.

Non è facile uscire vivi da certe situazioni: molti nemici e molto ben protetti...

Non è facile uscire vivi da certe situazioni: molti nemici e molto ben protetti…

Un altro pregio del ritorno al passato è la capacità di raccontare una storia. In sostanza, nel presente Dracul esegue, mentre nel suo habitat naturale ragiona, riflette, soffre, ama. Le emozioni migliori, se non le uniche, le vive lì ed proprio lì che si costruisce l’empatia con il personaggio, con la sua drammatica storia. La storia di un padre, del rapporto tortuoso e tormentato col figlio, di una verità da portare a galla e di una vendetta da perpetuare. Avendo gradito molto, azzarderei l’accostamento con The Darkness II: come nella produzione Digital Extremes, anche in Lords of Shadow 2 abbiamo un protagonista afflitto da duri conflitti interiori, combattuto da una parte e dall’altra, indeciso sulle intenzioni sue e di quelli che costantemente lo tirano dalla loro.

Altro nodo di un gioco sviluppato a cavallo tra due generazioni è il comparto tecnico. Sono due gli aspetti controversi: l’accostamento ai nuovi standard settati da Xbox One e PlayStation 4 in ambito console (e almeno, potenzialmente), e la resa dinanzi agli occhi molto esigenti della platea dei PC gamer. Ebbene, il secondo Castlevania di MercurySteam si difende egregiamente in entrambe le circostanze: al confronto con la next-gen oppone una versione finemente ottimizzata, nell’alveo delle possibilità offerte da un porting di scuola nipponica, in grado di sorprendere non solo grazie alla risoluzione maggiore rispetto a quella delle versioni per Xbox 360 e PS3, ma anche per una maggiore efficacia degli effetti di illuminazione; quanto al pubblico di fan del Personal Computer, questo dovrà riconoscere che Lords of Shadow 2 gira senza alcuna esitazione pure su macchine più datate e lo fa con un’esibizione grafica di tutto rispetto. Il solo segno negativo dobbiamo apporlo alla voce “campi aperti”, dove in profondità, e persino nei panorami che dovrebbero essere stati curati con più attenzione, si finisce per assistere a texture slavate e un FOV da storcere il naso.

Ci è mancato poco!

Ci è mancato poco!

Tirando le dovute somme dopo quasi diecimila caratteri di sproloquio, giocare Castlevania: Lords of Shadow 2 è un processo cognitivo molto simile a quello che ha portato alla sua realizzazione: bisogna, cioè, scendere a dei compromessi. Chiudete un occhio sui passaggi nel presente (specie su quello che vi accoglie al pronti-via) e godetevi un passato di altissimo livello. Perché è proprio vero, che i giochi di un tempo non li fanno più.

 

Commento Finale

85

Castlevania: Lords of Shadow 2 vi chiamerà a compromessi inattesi e proverà in tutti i modi a scoraggiarvi. Ma dategli una possibilità e ritroverete la magia del primo episodio, quasi intatta.

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