Total War: Attila - Recensione 3

Dopo un lavoro non proprio brillante con il suo ultimo capitolo della serie, Creative Assembly non si è lasciata scoraggiare dalle critiche dei fan inferociti e delusi dai troppi errori evidenti in Rome II, tra una patch qua e un DLC là ha rimesso mano al suo lavoro facendo ben di più che rattoppare i buchi di programmazione e di bilanciamento, rendendolo l’ottimo gioco che si paventava essere grazie alla corposa e gratuita Emperor Edition. Se ciò non fosse stato sufficiente a mostrare le qualità della software house britannica, questa sulla scia dell’ottimo lavoro svolto ha deciso di mettersi in gioco nuovamente e a breve tempo da Rome II due ci propone un titolo ambizioso che non può che farci ricordare la prima ottima espansione di quello che fù uno dei pilastri dell’intera serie. Se fin’ora abbiamo vissuto la gloria e il periodo d’auge dell’impero Romano, Total War: Attila ci porta direttamente alla sua china, e sulla scia del Medioevo ci dà la possibilità di vestire i panni dell’uomo soprannominato dai suoi contemporanei “flagellum Dei” questa è la nostra recensione di Total War: Attila.

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Un’Ambientazione Barbarica

Iniziamo analizzando subito l’ambientazione di Attila, sull’Europa cominciano a soffiare i venti del Medioevo e attraverso il gioco si può respirare la decadenza e il disagio che si viveva nel periodo, il crollo delle istituzioni romane, la divisione dell’impero in due metà voluta da Teodosio, i popoli migratori che incalzano ai confini come i vandali, i visigoti e i sassoni, gli scontri e le congiure che si accavallano nell’impero e ne minano i valori e le fondamenta, gli screzi tra le diverse anime religiose del tempo e su tutto l’ombra di un pericolo da est che spinge sempre più popolazioni a spostarsi verso occidente i temibili unni.

E sono proprio questi ultimi insieme ai vari popoli migratori a fare da protagonisti in Attila, per il giocatore che si approccia da novizio alla serie rappresentano l’inizio ideale meccaniche semplici, ma tutt’altro che banali rendono finalmente le “orde barbariche” degne della loro fama, possiamo condurre il nostro popolo alla prosperità fondando un regno ed espandendoci strappando province al decadente Impero Romano oppure possiamo attraversare i confini dell’impero e dei nostri vicini con tutte le nostre forze sopravvivendo come nomadi razziando e saccheggiando le città lungo il nostro cammino. Altrimenti se non soddisfatti dei germani, i neofiti possono vestire i panni dei potenti regni orientali che da una posizione di forza osservano la crisi dell’impero nell’attesa di fare la propria mossa e offrono al giocatore una facile alternativa ai barbari.

Per i veterani della serie invece la vera sfida in Total War: Attila sarà indubbiamente alla guida dell’impero romano; l’ambientazione non fa sconti e sia alla guida della metà orientale relativamente più forte economicamente e militarmente, sia alla guida dell’occidente assediato, in bancarotta e con una forza militare insufficiente a proteggere tutti i nostri territori ci troviamo ad affrontare un’ardua sfida adatta forse solo a chi sa come approcciarsi alle meccaniche del genere.

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Le Nuove Meccaniche

Se a prima vista quello che salta agli occhi potrebbe essere il vistoso reskin delle texture, Attila gioca a suo favore ben più di un semplice rinnovo visivo, Creative Assembly ha saputo sfruttare appieno gli spunti del periodo e ne sono la prova le innovative meccaniche del Horde System e il rinnovato sistema di politica interna che diventa più complesso e interessante.

Sin dall’annuncio, il team britannico ha dato grande risalto alle meccaniche relative alla migrazione dei popoli nomadi, da qui nasce il sistema delle orde che è l’erede di quelle meccaniche già accennate nell’espansione “Barbarian Invasion” per il primo Rome: Total War e che ora assumono caratteristiche più definite. Nei panni di queste popolazioni come ad esempio gli Unni per sfuggire ad un nemico troppo forte o per spostare tutti i possedimenti della fazione e abbandonare un’area magari poco conveniente dal punto di vista tattico è ora possibile abbandonare i nostri insediamenti e trasformare gli eserciti in vere e proprie città mobili. Le Orde possono spostarsi e creare accampamenti per reintegrare le unità e arruolarne di nuove, i vantaggi di questa situazione sono evidenti e se usato con attenzione permette alla fazione di spostarsi in aree favorevoli al saccheggio o di stanziarsi in nuove zone senza perdere la possibilità di reclutare e rinfoltire il proprio esercito. Tuttavia far spostare completamente la propria Orda porta anche a evidenti svantaggi, si corre sempre il pericolo di venir annientati qual’ora una fazione avversa distrugga completamente le nostre forze.

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Altro punto focale di Attila è il nuovo sistema di politica interna che è stato completamente rinnovato, un gradito ritorno è l’albero genealogico che ci mostra per intero la nostra famiglia e i membri che ne fanno parte o ne sono legati, ritorna anche la possibilità di organizzare matrimoni combinati con le altre fazioni; la summa del nostro potere politico è data da due fattori il dominio rappresentato dal numero dei nostri familiari in rapporto agli altri patrizi  romani, e dal controllo sulla corte dato dall’influenza dei membri della nostra famiglia. Un potere troppo basso porta a rivolte da parte dei sottoposti e così pure un eccessivo controllo. Lo scopo è mantenere il giusto rapporto tra il potere familiare e quello degli altri patrizi, e mantenere la lealtà dei sottoposti, infatti qualora la loro lealtà arrivasse a zero ciò porterebbe ad atti di ribellione degli stessi, pertanto la soluzione migliore è mantenere il giusto equilibrio sia nelle promozioni che nell’uso di generali e governatori assegnando le posizioni chiave nel modo corretto.

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Oltre al rinnovo grafico e all’introduzione delle nuove meccaniche Creative Assembly ha messo mano anche all’IA del gioco che ora risulta più aggressiva e tattica e non esita a mettere in difficoltà il giocatore, anche se ancora difetta in qualche particolare che è possibile sfruttare per ottenere il vantaggio e la vittoria, comunque sia le battaglie terresti che navali sono state rese più scorrevoli e tattiche e l’uso della risoluzione automatica porta ora a risultati più incerti spingendo i giocatori a confrontarsi in prima persona con il nemico, anche gli assedi alle città principali sono stati resi più lunghi e realistici con la costruzione in loco delle armi d’assedio che richiede più turni per il completamento. Allo sviluppo dei nuovi tipi di edifici segue la ricerca tecnologica secondo una formula molto simile a quella vista in Rome II e con l’avanzare del tempo si modifica anche l’aspetto delle texture man mano che ci si avvicina al vero e proprio Medioevo. Con diversi popoli e culture da provare e con un’esperienza nuova sotto diversi aspetti da offrire Attila si sa vendere bene e al prezzo di 39.99 € è capace di offrire molte ore di divertimento a tutti gli amanti del genere e in special modo agli estimatori delle fazioni barbariche vere protagoniste della scena consigliato.

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Il nuovo che avanza ?

Non possiamo però non fare una piccola riflessione sul gioco, pur essendo per certi versi un titolo innovativo, Attila si può davvero considerare un nuovo capitolo della serie? O magari un semplice spin-off troppo legato al precedente Rome II per essere considerato veramente nuovo? Nell’opinione di chi scrive Rome II nel bene e nel male segnò per la serie di Creative uno scalino importante, i fan legati a questo brand sono molti e ogni nuovo titolo porta con se molte aspettative. Attila è giunto a una distanza relativamente breve dal predecessore e seppur non rappresenti una svolta a livello di gamaplay, è un titolo ricco che offre diverse meccaniche innovative e molto intriganti e a parer nostro vale fino all’ultimo centesimo speso.

Pro

  • Ambientazione realistica e ben caratterizzata
  • Meccaniche nuove e ben congeniate
  • Un titolo innovativo

Contro

  • Ma non un vero e proprio nuovo capitolo
  • Qualche bug e imperfezione

Commento finale

9

Total War: Attila non è esattamente la svolta che tutti i fan della serie stanno aspettando, è innegabile l’ottimo lavoro svolto da Creative Assembly che non solo ha prodotto un ottimo gioco, ma che salvo qualche problema minore e assolutamente trascurabile ha tenuto fede alle premesse fatte offrendo un gioco forse meno incisivo dal punto di vista dell’innovazione ma che ci offre di esplorare un periodo storico accattivante e un’esperienza di gioco piacevole mettendoci nei panni di uno dei condottieri più temili della storia.

 

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