Broken Age: Atto I - Recensione 6

Viviamo in un epoca strana per i videogiochi. Un tempo le case di sviluppo creavano giochi secondo le loro idee portando alla luce veri e propri capolavori ancora indimenticati dai giocatori un po’ più anzianotti. Al giorno d’oggi invece le case di sviluppo devono affidarsi ai grandi publisher per poter avere una possibilità di vedere il loro gioco vedere la luce, a costo però di imposizioni che rischiano di mutare completamente il gioco dal suo concept originario. Arriva quindi Kickstarter, sito che sembra essere diventato la vera e unica alternativa agli sviluppatori indipendenti per poter agire secondo le loro regole, chiedendo però ai singoli privati di finanziare il loro progetto. Vedere però veterani dell’industria come Tim Schafer (una delle menti dietro ai primi due Monkey Island e Grim Fandango) e la sua Double Fine Productions presentare il progetto di una nuova avventura grafica tramite questa piattaforma fà pensare. Fà pensare perchè in questo modo ci rendiamo conto di come anche coloro che hanno fatto la storia dei videogiochi e le avventure grafiche al giorno d’oggi vengano letteralmente oscurate e snobbate in favore di giochi che a novembre di ogni anno si ripresentano sugli scaffali a prezzo pieno.

Tralasciando le riflessioni sul mercato dei videogiochi moderno passiamo all’argomento principale di questo articolo, ovvero Broken Age, un progetto che ha saputo raccogliere su Kickstarter la ragguardevole cifra di quasi tre milioni e mezzo di dollari in meno di un mese, rispetto ai quattrocentomila richiesti. Una cifra davvero importante messa di fronte alla promessa di riportare finalmente sui nostri PC un’avventura grafica d’autore e dallo stile sopra le righe che ha sempre caratterizzato le leggendarie produzioni Lucas Arts degli anni novanta, creando una mole di hype da parte degli appassionati non indifferente e sempre più ingigantito col passare del tempo. Un hype che si è sgonfiato quasi del tutto quando la stessa Double Fine ammise che i finanziamenti non bastavano per produrre il gioco completo e che quindi sarebbe stato diviso in due atti, finanziando così il secondo atto tramite le vendite del primo.

Due ragazzi, due storie

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Broken Age ci calerà nei panni di due protagonisti, Vella e Shay, due ragazzi che vivono in mondi completamente separati, ma che sono prigionieri della loro realtà. Shay vive in una immensa astronave, cullato da un computer ultra-protettivo e costretto ogni giorno ad affrontare una sorta di simulatore di missioni di pericolo, ma purtroppo per lui altamente giocattoloso e infantile; Vella invece è costretta a vivere in una realtà di violente tradizioni che la costringeranno a partecipare ad un banchetto sacrificale ad un’enorme mostro per la salvezza del suo villaggio.

Inizieremo così la nostra partita, scegliendo quale di queste due storie seguire per prima. Come detto prima lo stile di questa avventura si rifà alle intramontabili avventure grafiche anni novanta, e quindi aspettatevi ambientazioni coloratissime, personaggi alquanto bizzarri e tanti dialoghi divertenti. Sul versante gameplay invece ci troviamo di fronte al classico gameplay da avventura grafica, che richiede al giocatore di esplorare in lungo e in largo tutte le varie ambientazioni che avrà modo di visitare. Non aspettatevi però una difficoltà elevata, perchè nonostante la vastità di certi ambienti, la soluzione ai vari enigmi sarà sempre una e non troppo difficile da trovare, sopratutto al giocatore già abituato a questo tipo di esperienze. Nel caso invece la soluzione ad un enigma si facesse troppo complicata, gli sviluppatori hanno avuto la bella idea di inserire nell’interfaccia a scomparsa la possibilità di continuare la storia del secondo personaggio che avevamo inizialmente tralasciato, diminuendo in questo modo l’eventuale frustrazione del giocatore.

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Nota dolente per longevità, che si attesta purtroppo sulle 3 ore scarse. Un vero peccato visto che l’avventura si concluderà, è proprio il caso di dirlo, sul più bello, costringendoci quindi ad aspettare il secondo atto, in arrivo a marzo-aprile che porterà, speriamo, la durata totale dell’avventura sulle 8 ore totali.

Un disegno in movimento

Il comparto tecnico di Broken Age ha davvero dell’incredibile. Tutto quello che ci passerà sotto gli occhi, come il character design dei personaggi e la cura per le ambientazioni, ci riempirà gli occhi in un modo che pochissimi giochi possono fare, il tutto ravvivato da colori pastello. Insomma, meraviglioso.

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Eccellenze anche per il comparto sonoro grazie ad un accompagnamento musicale elegante, che sembra quasi uscire dalle ambientazioni stesse, ed un doppiaggio, esclusivamente in lingua inglese, che vanta nel cast attori come Elijah Wood nei panni di Shay e Jack Black nei panni Harm’ny Lightbeard, il signore delle nuvole.

Commento Finale

Come detto prima, fa parecchio dispiacere che progetti di questo genere possano ormai vedere la luce solo grazie a Kickstarter, ma tralasciando il fatto dell’improvviso troncamento in due parti dell’avventura non esiste proprio niente da rinfacciare alla produzione Double Fine che ci consegna, anche se con molte difficoltà, un prodotto fresco, divertente ed artisticamente vivo, capace di brillare di luce propria di fronte alle mega produzioni odierne. Uno sguardo verso il futuro per questo genere semi-dimenticato, ma senza dimenticare il passato 😉

Pro

  • Trama e personaggi di spessore
  • Gameplay classico ma ancora divertente
  • Graficamente unico

Contro

  • Longevità piuttosto limitata
  • Il secondo Atto non ha ancora una data d’uscita precisa

Commento Finale

9

Il ritorno dell’avventura grafica per eccellenza.

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