Woolfe: The Red Hood Diaries - Recensione 1

Sfogliando l’ormai polveroso libro dei fratelli Grimm tra le varie fiabe che possiamo trovare c’è anche quella di Cappuccetto Rosso, la giovane ragazzina che deve portare un cesto alla nonna ammalata, ma che una volta giunta nella sua casa viene divorata dal lupo.

Partendo dalle basi della storia originale, la software house GRIN ha voluto riadattare il titolo, portandolo in ambiente più cupo e dove la foresta fulcro della storia originale è solo una mera sfumatura rispetto alla città che prende il sopravvento su tutto il gioco, ricordando da lontano l’ambientazione del primo capitolo dell’avventura grafica Syberia.


Tutta questione di storia

Joseph, nostro padre e capo ingegnere del Woolfe Industries è morto quattro anni fa in un incidente di lavoro, ma per Red Hood questa è solo una menzogna ed infatti il nostro obbiettivo sarà proprio quello di ricercare la verità, muovendoci dalla foresta alla città dove più volte dovremo affrontare gli scagnozzi di BB Woolfe che ormai governano indisturbati.

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Un ambientazione “dark”

Ambientazioni cupe sullo stile della prima rivoluzione industriale, una città desolata se non per i robot pronti ad attaccarci non appena ci vedono e meccanismi funzionanti esclusivamente grazie all’azione degli ingranaggi, saranno questi il luoghi principali su cui si svolgerà l’avventura.

L’utilizzo quasi perfetto dell’illuminazione inoltre riuscirà a smorzare i colori creando un’atmosfera soffocante e claustrofobica, anche la stessa neve da sempre esempio di purezza e bellezza è posta in modo confusionario nel terreno accrescendo di fatto tutte le sensazioni precedentemente descritte.

Purtroppo però l’ambientazione che poi ritroveremo nel gioco è più o meno sempre la stessa; poche volte ci distaccheremo dalla città, dai suoi tetti e dai suoi comignoli, infatti tra gli altri ambienti troveremo le fogne per esempio, ma non sono altro che un mero tentativo di rompere la monotonia che si genera quando il gioco rallenta il ritmo, non riuscendo pienamente nel loro compito.

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Un platform…innovativo

Woolfe: the Red  Riding Hood, pur essendo un platform in 2.5D rimescola le carte in tavola rispetto ai predecessori del genere, infatti classificarlo e metterlo semplicemente nella schiera dei giochi a scorrimento laterale non denota le peculiarità che rendono il titolo unico.

Seppur il sistema di combattimento è ancora macchinoso, l’aggiunta del lato stealth è qualcosa che se sviluppato a dovere potrà rendere il titolo ancor più interessante, consentendo non solo attacchi diretti per uccidere il nemico, ma anche di sfuggire dagli scagnozzi di Woolfe senza farsi identificare, ma andiamo per gradi: una volta ricevuta l’ascia potremo sferrare due tipi di colpi, il primo sarà un colpo veloce ed infliggerà un danno lieve a differenza del secondo che sarà l’opposto.

Purtroppo l’impossibilità di poter combinare le due tecniche in sequenza oltre al fatto che i robot in alcuni casi non ci notano rende il tutto ostico, inoltre il fatto che la vita può essere recuperata in un tempo relativamente breve aspettando ed evitando che ci colpiscano semplifica il tutto.

Basterà infatti correre o saltellare qua e là per sfuggire ai colpi degli scagnozzi, recuperare la vita e poi eseguire un contrattacco per ucciderli.

Come preannunciato prima, sarà possibile anche evitare gli scontri entrando in una modalità stealth dove Red Hood si accovaccerà e in questo caso potremo passare facilmente inosservati dai robot di Woolfe, infatti alcuni saranno fissi in un punto solo, altri invece faranno delle ronde programmate in questo modo senza troppe difficoltà potremo aggirarli, complice anche il loro campo visivo piuttosto ristretto.

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Ma anche enigmatico

Oltre a tutte queste sfaccettature che il titolo riesce ad offrire, interessanti sono gli enigmi proposti.

Gli sviluppatori sono riusciti infatti a gestire sapientemente gli spazi creando enigmi con gli oggetti messi a disposizione in quel luogo, valvole e tubi di scarico nelle fogne, sollevatori e casse di legno in città.

Purtroppo questi “puzzle” non sono così complessi come si potrebbe sperare, ma migliorano il ritmo del gioco che in alcuni casi diventa lento e monotono.

Il lato grafico invece non è esente da imperfezioni e la qualità video non eccelle in ogni suo dettaglio, ma l’ottima realizzazione dell’ambientazione sopprime queste imperfezioni e ci permette comunque di vivere un’avventura appagante anche per l’occhio.

 

Pro

  • Ottima l’aggiunta della modalità Stealth.
  • Paesaggi ben realizzati.
  • Una trama ben definita.

Contro

  • La modalità combattimento è macchinosa.
  • Grafica che non eccelle.

Commento Finale

8,0

Woolfe: The Red Hood Diaries è quindi un titolo che gli amanti dei platform non possono perdersi, sia per le novità apportate che per l’avventura che il gioco ci propone.

Come abbiamo constatato il titolo pur richiamando solo i personaggi di Cappuccetto Rosso dei fratelli Grimm prende immediatamente un’altra piega, non solo negli ambienti ma anche nelle sfide proposte, infatti questo distacco è un’ottima soluzione per poter rappresentare in un modo alternativo e bello l’ormai classica favola che ci raccontavano da piccoli

 

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