Tradurre i giochi in italiano è uno SPRECO di soldi

No tranquilli non siamo impazziti e non abbiamo nemmeno ripudiato la nostra lingua madre, semplicemente è di poche ore fa il Tweet al vetriolo di Gordon Van Dyke, lo sviluppatore del titolo indie Kingdoms, il quale tramite il famoso social network ha consigliato di non tradurre i giochi in italiano. Infatti secondo lui è meglio investire i soldi su altre lingue come il russo o il portoghese-brasiliano.

Il perchè di questa uscita? La risposta è presto data, infatti il mondo dei videogiochi in Italia produce troppi pochi ricavi e soprattutto per la moltitudine di sviluppatori indipendenti affrontare le spese di traduzione per localizzare i giochi in un mercato come il nostro, spesso si traduce in un mancato introito e nei casi più gravi non si arriva neanche in pari con i soldi spesi.

Cosa ne pensate di questa  uscita? Se un gioco non presenta la lingua italiana lo saltate a piè pari o gli date comunque una possibilità giocandolo in una seconda lingua di vostra conoscenza? Fatecelo sapere con un commento qui sotto.

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10 commenti su “Tradurre i giochi in italiano è uno SPRECO di soldi”

  1. Che il russo o il portoghese-brasiliano abbiano un impatto maggiore è verissimo, il discorso è che una software house seria anche se ci ricava poco o niente da una traduzione in italiano dovrebbe comunque farla per dimostrare di non trascurare alcun mercato. Per le case piccole il discorso sarebbe diverso, ma ci sono migliaia di appassionati che darebbero una mano per una traduzione di un gioco anche per compensi minori rispetto a ditte di traduzione standard

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    • Quando si tratta di un lavoro, io per primo mi affiderei ad una azienda anziché ad un amatore che lo fa per passione,anche perchè si tratta pur sempre di un lavoro dove l’impatto sul pubblico è la cosa più importante e presentarsi con una traduzione mal fatta a mio avviso è peggio che non averla affatto.

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      • Ed io concordo, ma quando sei una casa piccola e magari non hai proprio i soldi o l’intenzione di tradurre in altre lingue a parte l’inglese, aiutare qualche gruppo amatoriale a fare la traduzione potrebbe essere la soluzione. Ci sono molti che se non vedono l’italiano tra le lingue supportate il gioco lo saltano proprio e non sempre parliamo di grandi GDR con infinite linee di testo e traduzioni complicate

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  2. io gioco sempre e comunque in inglese, quindi capisco il suo punto di vista, però uno che afferma ciò non conosce per niente la realtà italiana: non c’è mezza persona che conosce l’inglese qua, anche i giovani, seppur studiandolo obbligatoriamente a scuola, si trovano di fronte dei madre lingua di dialetto locale che hanno letto English for dummies e si sono impossessati della cattedra.
    Non esiste solo il lato economico nella vita, ma la gente non lo vuole comprendere

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    • A sentire i “ggiovani” sono tutti anglofoni, concordo però che di base, non è una lingua conosciuta, ma del resto, penso sia anche pretenzioso insegnare una lingua in due ore a settimana, quando per imparare a dire “mamma” in italiano ci mettiamo anni 😉

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  3. dipende del gioco… alcuni non hanno bisogno di una traduzione..ma altri come le avventure grafiche la localizzazione è fondamentale.. quindi riprendendo la domanda: se non c’è l’italiano (almeno sottotitolato) lo salto..

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  4. Come detto da Ato, giochi come avventure grafiche o dai dialoghi da una predominante importanza dei dialoghi ai fini della trama la presenza dell’italiano non è richiesta se non proprio obbligatoria.
    Comunque, mi viene da pensare che il consiglio di tale Gordon Van Dyke vada SOPRATUTTO agli sviluppatori Indipendenti come lui (anche perchè dubito che le produzioni famose abbiano problemi a destinare qualcosa alla traduzione italiana, non dico proprio doppiaggio ma almeno i sottotitoli, per piacere) viste le problematiche del budget ristretto e del fatto che possono ottenere introiti solamente grazie alla fama del titolo e non grazie ad hype o pubblicità.
    Quindi a mio parere, la sua diciamo quasi provocazione è in parte comprensibile, ma solo in parte. Non vedo perchè una volta vista la crescita del progetto e il maggiore interesse per i Fan non si possa aggiungere in futuro una traduzione. Anche Fan Made.

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    • Essendo lui uno sviluppatore indipendente penso si sia rivolto solo alla sua categoria visto che sono gli unici che a raggion veduta devono risparmiare il più possibile, poi c’è anche da dire che tutte le big propongono almeno i sottotitoli in Italiano.

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  5. Eppure la mancanza di localizzazioni in italiano mi ha fatto spesso desistere dall’acquistare giochi indie. Purtroppo non tutti siamo anglofoni e francamente a me di acquistare un “capolavoro”, dove per capire due frasi devo sfogliare il dizionario ogni 5 secondi non mi va proprio. Sono abbastanza sicuro che in Italia i videogiocatori non siano pochi, sarà che è un po’ come la volpe che non arriva all’uva? Magari i suoi giochi non piacciono a tutti (me in primis) ? Se non sei madrelingua difficilmente riesci ad apprezzare giochi di parole, particolari cadenze sonore o intonazioni, pertanto se vuoi offrire un prodotto degno, fai la localizzazione per tutti i paesi dove vuoi distribuire, non vuoi farlo? Dì semplicemente che stai cercando solo un modo per coprire le spese.

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  6. Penso che Gordon Van Dyke non abbia considerato i vantaggi di una adeguata pubblicità. Permettere agli italiani di giocare nella propria lingua, cosa che diventa addirittura necessaria quando si tratta del genere avventura grafica, magari non premette grandi ricavi sul territorio italiano, ma fa si che moltissimi italiani partecipino alle discussioni sui forum, sia in italiano che in inglese. Questo porta a una più veloce individuazione dei bug e ad un più rapido sviluppo di patch e dlc secondo i desideri dei giocatori.
    Personalmente, l’inglese lo capisco, ma certamente non mi risulta facile capirlo nei tempi ristretti in cui compaiono le scritte in molti giochi di avventura, azione o strategici, quindi se un gioco non è in italiano, magari lo scarico craccato se mi interessa il genere, ma di certo non lo compro.

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