Total War: Three Kingdoms cerca di portare aria nuova all’interno della serie proponendo alcune nuove meccaniche. Al contempo però il gioco mostra diversi punti deboli figli di alcune scelte infelici degli sviluppatori. Quali sono queste scelte? Leggete la nostra recensione per scoprirlo.

Una nuova Cina

La fine del II secolo d.C è un periodo molto turbolento per la Cina. La rivolta dei turbanti gialli, che volevano rovesciare l’Imperatore, è stata domata dai generali fedeli all’Impero, ma nel frattempo, sfruttando il caos generato dalla rivolta, Dong Zhou, consigliere e generale dell’Imperatore, ha conquistato la capitale dell’Impero e ucciso l’Imperatore, mettendo al suo posto una marionetta facilmente controllabile. Gli altri generali hanno immediatamente dichiarato guerra contro Dong Zhou, ma erano divisi con ognuno che pensava a come sfruttare questa situazione per diventare lui l’Imperatore. Le fazioni utilizzabili sono in totale 12 di cui tre, tutte dei turbanti gialli, disponibili tramite un DLC acquistabile al lancio, una scelta molto discutibile secondo noi. Ogni fazione ha alcune meccaniche uniche ma alla fine finiscono per assomigliarsi troppo. Tutte hanno lo stesso obiettivo, riunificare la Cina, e i modi per raggiungere questo obiettivo sono alla fine sempre li stessi. Sia chiaro, delle differenze ci sono ma non si sentono come dovrebbero, la varietà è un po’ il punto debole dell’intero gioco.

Gli sviluppatori hanno lavorato molto per riuscire a rendere la diplomazia il più interessante possibile. Cercare di conquistare tutti utilizzando solo la forza militare non è un’opzione intelligente, a volte sarà più utile creare dei vassalli, meccanica migliorata rispetto agli altri Total War, oppure addirittura diventare il vassallo di qualcuno, perdendo un po’ dei nostri introiti ma ottenendo in cambio la protezione di una fazione più grande. Sono presenti anche le coalizioni: un’opzione diplomatica che ci permette di allearci con altre fazioni per fronteggiare un nemico comune. In generale ci sembrerà sempre di muoverci in un contesto diplomatico realistico e molto mutevole, dove la conquista militare non è la sola soluzione a nostra disposizione.

I personaggi a centro di tutto

Three Kingdoms è fortemente basato sui personaggi, molto più di tutti gli altri capitoli della serie. Ognuno avrà un inventario, un albero delle abilità e una specializzazione che può essere avanguardia, strategico ecc.., questa specializzazione determina l’albero delle abilità del personaggio e il tipo di unità che può reclutare. Il reclutamento delle unità è molto differente rispetto agli altri Total War, se negli altri capitoli per sbloccare unità di livello maggiore dovevamo costruire degli edifici, in Three Kingdoms avremo bisogno di un generale di alto livello. Abbiamo trovato questa scelta abbastanza discutibile, l’idea delle specializzazione dei generali è buona ma legare a loro anche il reclutamento delle truppe è eccessivo, in late game ci potrebbe capitare di possedere un impero gigantesco ma di non poter reclutare truppe di alto livello perché ci manca un determinato generale.

In ogni esercito possiamo reclutare un massimo di tre generali che a loro volta possono reclutare una scorta di sei unità l’uno. Nella creazione degli eserciti sarà molto importante tenere conto della specializzazione dei generali: reclutare della cavalleria corpo a corpo per uno stratega non è molto intelligente visto che le sue abilità, attive e passive, migliorano gli attacchi dalla distanza. Molta della tattica delle battaglie è legata proprio alle abilità dei generali, che risultano molto utili se sfruttate a dovere: ci sono abilità che permettono di aumentare sensibilmente la possibilità di bloccare i danni dalla distanza, molto utili per avvicinarsi agli arcieri con la cavalleria, oppure abilità che permettono di assorbire l’urto di una carica. Il posizionamento delle unità passa quasi in secondo piano e questo è forse uno dei punti negativi di Three Kingdoms.

I generali non sono solo importanti nel reclutamento delle truppe ma sono anche devastanti in battaglia. Un solo generale può battere molte unità rompendo completamente il bilanciamento del gioco, e riducendo ulteriormente l’importanza della tattica. Gli sviluppatori hanno capito che questo tipo di approccio poteva non piacere ad alcuni, e hanno aggiunto una modalità chiamata “Cronache” in cui i generali saranno molto meno devastanti in battaglia e le unità sentiranno di più la fatica, insomma questa modalità avvicina il gioco a un normale Total War, togliendo una parte delle innovazioni alle battaglie che questo capitolo portava con sè. La modalità standard invece, chiamata “Romanzo”, rende le battaglie meno tattiche, con i generali che rivestono un ruolo centrale nelle stesse. Abbiamo utilizzato questa modalità solo nelle prima campagna, nelle successive abbiamo sempre preferito la modalità “Cronache”.

Gestione degli insediamenti

Gli insediamenti sono divisi in province chiamate comanderie, ognuna di queste presenta una città principale, con differenti slot di costruzione, e un numero variabile di insediamenti minori. Similmente a quanto fatto con gli ultimi capitoli della serie, anche in Three Kingdoms la parte gestionale è stata semplificata: non sarà difficile costruire un impero prospero e se per caso dovessimo sbagliare qualcosa nella programmazione, non producendo magari abbastanza cibo, il gioco ci permetterà di recuperare facilmente. Tutta la parte gestionale è molto accessibile e quindi anche limitata, aspettatevi un livello di profondità e difficoltà simile agli ultimi capitoli della serie. Oramai la volontà degli sviluppatori è quella di snellire la gestione degli insediamenti per far concentrare la nostra attenzione su altro, in questo caso la gestione dei personaggi. Una scelta che non ci trova molto concordi.

Come Gira Total War: Three Kingdoms?

Graficamente ci troviamo difronte al solito Total War: la realizzazione delle unità è di alto livello e anche le animazioni dei generali in battaglia sono ottime. Non ci troviamo davanti a un salto qualitativo enorme, ma le battaglie rimangono un piacere da guardare. Tutto questo ben di Dio ha però un costo in termini di prestazioni. Con la nostra configurazione di prova, che monta un RX 480 e un I5 6500, è risultato quasi impossibile giocare il titolo utilizzando i preset Alto e Ultra: nelle battaglie più grandi abbiamo trovato difficoltà a mantenere i 30 fps. La soluzione migliore, se avete una configurazione simile alla nostra, è quella di mischiare le impostazioni Alte con quelle Medie, facendo cosi perderete un po’ in resa grafica ma le prestazioni miglioreranno sensibilmente.

Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale non aspettatevi passi in avanti, nelle battaglie mostrerà gli stessi limiti di tutti gli altri Total War facendosi aggirare troppo facilmente sui fianchi oppure facendo mosse con poco senso. Fortunatamente non abbiamo incontrato grossi bug, solamente qualche piccolo problema che però non ha inficiato la nostra esperienza di gioco.

Total War: Three Kingdoms – Recensione
Conclusioni
Three Kingdoms è un buon Total War, probabilmente non un Total War che ricorderete particolarmente, ma difficilmente questo capitolo deluderà un fan della serie. Per renderlo un capitolo memorabile sarebbe bastato dare un po' di varietà nelle fazioni, si potevano per esempio aggiungere anche altre fazioni asiatiche oltre a quelle cinesi, e gestire meglio i generali. Un buon capitolo, ma ci aspettavamo di più.
Pro
Diplomazia migliorata in tutto
Grande cura nella realizzazione dei personaggi
Graficamente ottimo...
Contro
....ma anche pesante
Le fazioni si somigliano troppo
I generali sbilanciano le battaglie
7.5
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