State of Decay - Recensione 1

 

Negli ultimi anni abbiamo visto gli zombie ritornare alla ribalta, “vivendo” un periodo commerciale floridissimo e che sembra non volersi ancora fermare. Lo dimostrano film come Zombieland o serie televisive con ascolti record come The Walking Dead. Ovviamente neanche il mondo videoludico è rimasto a guardare, sfornando successi come il sempreverde Left 4 Dead (e il suo seguito), i due Dead Island e il sopracitato The Walking Dead, che possiede anche lui un gioco su licenza (quello di Telltale). Lo stesso vendutissimo Call of Duty si fregia di una sua modalità con i cari mangia cervelli. Senza contare innumerevoli titoli Indie che spuntano come funghi proponendoci di affrontare e sterminare orde di morti viventi regalandoci perle come DayZ o fallimenti colossali come Infestation: Survivor Stories aka The WarZ. Insomma gli zombie stanno diventando probabilmente uno dei nemici più utilizzati nei videogiochi di oggi avvicinandosi ai cattivi più abusati di sempre come i Nazisti e gli alieni (che ancora oggi non si danno per vinti nel cercare di conquistare la terra).

In questa situazione però si rischia di arrivare velocemente alla saturazione, proponendo titoli diversi ma dallo scopo identico. In questo caso ci pensano gli Undead Labs con il loro State of Decay. Titolo di grande successo uscito in precedenza su Xbox 360 come gioco Arcade ed ora disponibile anche su PC grazie a Steam.

Ultimamente parte tutto durante una vacanza…

Il gioco prenderà piede subito e senza nessuna presentazione calandoci nei panni di Marcus, accompagnato dall’amico Ed. Due persone normali, che si erano allontanate dalla caotica città per godersi una vacanza all’insegna del relax. Peccato che il loro meritato riposo verrà interrotto da una misteriosa epidemia che trasforma le persone morse da altri infetti in morti viventi. Niente di nuovo sotto al sole, ma c’è da dire comunque che la contestualizzazione del tutto è ben confezionata. Tra personaggi che ci vorranno aiutare per conservare la civiltà, altri che ci vorrebbero morti per conservare più cibo possibile, ci troveremo di fronte ad un mondo credibile e violento.

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Grand Theft Walkind Dead Island (eh!?)

Il titolo di questo paragrafo potrebbe lasciare un po’ basiti. Ma è effettivamente ciò che ci troveremo all’interno del prodotto. Un mondo free-roaming completamente esplorabile a piedi o con veicoli, con molti personaggi dal carattere ben delineato e dove avremo a disposizione un sistema di combattimento sia all’arma bianca che con armi da fuoco.

La regione sarà caratterizzata dagli ambienti più disparati, partendo da una zona montagnosa, per poi passare a pianure e centri urbani ormai abbandonati a loro stessi. In questo caso, quindi, i veicoli avranno un’importanza fondamentale negli spostamenti permettendoci anche di stare al sicuro dagli zombie, che comunque non ci penseranno due volte ad assalire il veicolo in ogni modo. Se da una parte gli sviluppatori hanno reso la benzina di questi inesauribile (almeno quella), non potremo non dire che potranno incappare in guasti. Dimenticatevi il respawn saltuario dei veicoli, una volta rotto questo non lo ritroveremo riparato nel punto dove lo avevamo trovato parcheggiato (come in GTA, per esempio), esso non sarà più utilizzabile per il resto del gioco. Ecco quindi, un’altra feature davvero interessante, che ci costringerà anche sul versante dei veicoli ad avere una certa attenzione.

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Vorrei soffermarmi un’attimo sui personaggi. L’avventura inizierà sì con Marcus, ma potrà essere continuata attraverso i panni degli altri individui che incontreremo. Prima però dovremo conquistare la loro fiducia, perchè senza quella difficilmente convincerete altra gente ad unirsi a voi, ne tanto meno a seguirvi. Inoltre dovrete fare bene attenzione a misurare i vostri passi. Se morirete avrete perso definitivamente la persona che stavate usando, buttando all’aria magari le ore passate per fargli salire le abilità. Dovremo stare attenti anche a dividere in parti eque ciò che troveremo per evitare di farci dei nemici ed abbassare il morale del proprio gruppo.

Punto cardine dell’esperienza di gioco sarà anche il campo base. Dovremo controllarne lo stato, le riserve di cibo, medicinali e munizioni. Più tempo passerà, più gente verrà a sapere della nostra comunità e per poter ampliare il nostro gruppo dovremo completare missioni secondarie e guadagnare la fiducia degli altri sopravvissuti. Attenzione, perchè più persone nel campo corrispondono anche a più bocche da sfamare e medicinali consumati nel caso di malattie. Fortunatamente potremo potenziare il campo con strutture come cucine o laboratori, o migliorando stanze già esistenti.

L’esplorazione si dimostra appagante e ottimamente implementata nel sistema di gioco, infatti prima di iniziare un giro di perlustrazione per trovare cibo, equipaggiamento o trovare l’obiettivo per una missione, ci verrà dato un punto di ricognizione da dove potremo evidenziare i punti di interesse che ci verranno poi comodamente segnati sulla mappa. Seguirà poi la fase di ricerca vera e propria, dove ci addentreremo negli edifici segnati frugando ove possibile stando attenti a non farci prendere dalla foga. Perchè potremo anche decidere di frugare più velocemente, ma così facendo rischieremo di attirare attenzioni indesiderate. Ogni edificio presente sulla mappa di gioco sarà esplorabile, consentendoci addirittura di fortificarlo e di farne un rifugio provvisorio in caso di necessità.

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Il combat system presenta una varietà davvero encomiabile. Potremo attaccare a testa bassa, alternando armi bianche a quelle da fuoco, oppure cercare di tenere un basso profilo nascondendoci tra cespugli e erba alta, attaccando di soppiatto gli zombie (cosa che ci permetterà di fare un’uccisione istantanea). Occhio con le armi però, perché le munizioni saranno, inizialmente, limitate. C’è da fare un piccolo appunto per il combattimento all’arma bianca, esso infatti è molto basilare e consisterà nella pressione continua di un singolo tasto finché non faremo saltare la testa del nostro nemico o lo faremo cadere, momento propizio per sfondargli il cranio.

Durante tutto questo dovremo tenere conto di due barre: quella della salute ovviamente non ha bisogno di presentazioni, mentre quella della resistenza è giusto introdurla. Ogni azione, dall’effettuare uno sprint ad attaccare, ci costerà un abbassamento graduale di questa barra, che potremo rigenerare più velocemente mangiando, per esempio uno snack energetico.

Buona la varietà di nemici. Troveremo inizialmente normalissimi vaganti per poi passare ad infetti enormi capaci di arrestare pure un veicolo in corsa e alcuni capaci di stordirci con le urla.

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Tecnicamente putrefatto

E passiamo quindi al vero e proprio tallone d’Achille di State of Decay, il lato tecnico, che purtroppo si dimostra appena sufficiente. Ci troveremo davanti a pop up di edifici, texture caricate in ritardo, tearing evidentissimo, cali di framerate vistosi durante i momenti più concitati ed una telecamera che si dimostrerà molto scomoda durante l’esplorazione degli edifici. Fortunatamente sul lato sonoro il titolo si difende molto bene grazie ad una colonna sonora orecchiabile, un buon doppiaggio (esclusivamente in inglese) ed effetti sonori nella media.

Commento finale

State of Decay è probabilmente uno dei migliori survival-game in circolazione. Per coloro che sapranno sorvolare sul lato tecnico lacunoso, ci saranno ore di divertimento a base di tanti zombie e sopravvivenza. Un gioco solo per gli appassionati dei cari mangia cervello? Non direi. Il lato strategio e gestionale potrebbe anche attirare i poco avvezzi al genere. Rimane comunque un acquisto quasi imprescindibile per chi vive a base di pane e zombie!

Pro

  • I 60 fotogrammi sono sempre un toccasana
  • Risposta ai comandi senza sbavature
  • Tanta ottimizzazione a livello di opzioni…

Contro

  • Tecnicamente appena sufficiente
  • Potrebbe risultare frustrante

Commento Finale

8

State of Decay – Ovvero, come ti sopravvivo ad un’apocalisse zombie

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