
Annunciato nell’ormai lontano 2020 e praticamente mai più rinominato da allora, Pragmata sembrava disperso tra i meandri dei giochi scomparsi. A sorpresa e dopo molti rinvii, Capcom ha fatto sapere che il progetto era vivo, vegeto e pronto per uscire.
Finalmente il titolo è tra noi. In questa recensione scopriremo se aspettare tutti questi anni è valso davvero la pena.
Benvenuti sulla Luna

Il gioco è ambientato sulla Culla, una gigantesca base lunare dove si svolgono esperimenti sulla lunite. Si tratta di un peculiare minerale con straordinarie capacità: può essere letteralmente “stampato” tramite apposite apparecchiature per ricreare i materiali più disparati.
Pragmata segue le gesta di Hugh Williams, un ingegnere di sistema. Insieme a tre colleghi, Hugh viene spedito sulla base per scoprire come mai nessuno risponde più alla Terra. Fino a qui nulla di originale, potrebbe sembrare una scopiazzatura della trama di Dead Space, ma vi assicuriamo che le somiglianze con il capolavoro di Visceral Games si fermano qui.
Poco dopo l’arrivo della squadra, tutto comincia ad andare storto. Un “lunamoto” sfascia gran parte dell’area di atterraggio, i robot impazziscono e diventano aggressivi, mentre l’Intelligenza Artificiale che gestisce la struttura ci identifica come una minaccia da eliminare a ogni costo.

Le speranze di sopravvivenza sono infime, come si intuisce dal primissimo scontro. Le armi del nostro sfortunato protagonista fanno ben poco contro la spessa corazza di questi mostri meccanici, capaci di infliggere danni devastanti.
La fortuna vuole che in nostro soccorso arrivi una ginoide dalle sembianze di bambina, chiamata proprio Pragmata. Fin da subito nasce una perfetta simbiosi uomo-macchina: lei può hackerare i nemici ribelli costringendoli ad aprire l’involucro corazzato, esponendo i punti vulnerabili; a quel punto, l’uomo spara. Grazie a questa collaborazione tattica, si svilupperà un’interessante e profonda relazione tra due entità così diverse, eppure così simili.
La bella e l’umano
Al contrario di molti altri titoli in cui il protagonista deve trascinarsi dietro un NPC per motivi di trama (le famigerate e odiate “missioni di scorta”), Pragmata eleva questo concetto a nuovi livelli.
Questo personaggio extra non è un peso. La nostra Pragmata (il cui codice è D-I-0336-7, ma che Hugh ribattezza subito Diana) non vaga in giro per conto suo e non può subire danni. Resterà saldamente attaccata alla schiena di Hugh per tutto il tempo. Inoltre, il giocatore la controllerà indirettamente attraverso le abilità di hacking, rendendo queste due entità un tutt’uno ludico che funziona davvero bene.
Se le fasi di shooting sono classiche (si mira, si spara, si raccoglie loot), le fasi di hacking sono ciò che rende Pragmata un titolo unico. Diana è in grado di accedere al firmware di nemici, interruttori e terminali tramite un minigioco.
Mirando a un nemico, compare una matrice di hacking sulla destra dello schermo. Tenendo premuto l’apposito tasto, il giocatore deve manovrare un cursore su determinati nodi fino al tasto di esecuzione. L’effetto base rende i nemici vulnerabili ai proiettili, ma avanzando nell’avventura sbloccheremo nuovi nodi con effetti devastanti: aumento del danno ricevuto, blocco dei servomotori o surriscaldamento del nucleo per eseguire un colpo critico letale.

Completare questo minigioco in combattimento non è semplice: il rischio di distrarsi è altissimo, anche perché la gestione della visuale viene limitata. Per bilanciare questa meccanica, Hugh indossa una tuta spaziale dotata di propulsori che garantiscono una discreta agilità, permettendogli di schivare o rimanere sospeso in aria per alcuni secondi.
Il sistema è calibrato in modo eccellente. Parte integrante del gameplay è proprio capire quando hackerare e quando muoversi o fare fuoco. Una volta presa la mano, i combattimenti si trasformano in danze eleganti e ritmate, ma basta una distrazione per tramutare l’armonia in un disastro punitivo. È un combat system fresco, impegnativo al punto giusto e ricco di soddisfazioni.
Un plauso va anche all’arsenale. Le armi si suddividono in quattro categorie:
- Armi di default: con colpi finiti ma che si ricaricano col tempo (tutte le altre munizioni sono usa e getta).
- Armi di offesa: fucili a pompa, railgun e lanciarazzi, pensate per il DPS puro.
- Armi di difesa: strumenti per guadagnare respiro nelle mischie più ardue.
- Armi tattiche: fondamentali e spesso sottovalutate. Includono sfere di stasi, granate adesive che semplificano l’hacking rimpicciolendo la matrice, e fucili capaci di alterare il firmware avversario.
Non mancano le fasi esplorative per recuperare materiali. Nel nostro rifugio, gestito da Cabin (l’unico robot amichevole del complesso), potremo scambiare risorse per potenziare l’equipaggiamento. La mole di upgrade è notevole e ben bilanciata per la durata del gioco, che si attesta tra le 12 e le 15 ore. In piena tradizione Capcom, finita l’avventura si sblocca una modalità a difficoltà maggiore oltre ad una modalità aggiuntiva di sfida (vi consigliamo vivamente di completarla ma non vi diciamo altro).
Un baby sitter spaziale, con la pistola
Pragmata chiarisce subito che i suoi toni narrativi sono seri, pur mantenendo un certo brio. Oltre alla componente sci-fi della lunite, si esplorano temi come le intelligenze artificiali e la sostituzione della forza lavoro umana con robot tuttofare. Leggere i diari di persone frustrate e depresse, che hanno perso il loro “scopo” perché le macchine sanno fare il loro lavoro meglio e più in fretta, ha un sapore di inquietante e imminente attualità.
Ma il cuore pulsante del gioco è l’interazione tra Diana e Hugh. Diana è una macchina dalle capacità straordinarie, ma si comporta come una bambina piccolissima. Tutto la sorprende, e finirà per tempestare di domande scomode il povero Hugh. Lui, al contrario, è un uomo disilluso che non voleva figli, ma che proprio grazie a lei scoprirà il suo lato paterno.

Impossibile non menzionare la cura riposta nelle animazioni. Nel rifugio potremo sbloccare elementi estetici (altalene, mappamondi, banchi da disegno). Osservare Diana che interagisce con questi oggetti nei momenti di pausa mostra la cura maniacale degli sviluppatori. A volte Diana parla un po’ troppo (specialmente durante la raccolta degli oggetti), ma spesso si tratta di dialoghi filosofici affascinanti. In battaglia, invece, fornisce aiuti vitali, suggerendo schivate o segnalando missili in arrivo, senza mai cadere nel temuto “Effetto Atreus” (non vi spoilererà mai la soluzione degli enigmi!).
Ottimizzazione e Resa Visiva
Anche se gran parte del gioco si svolge all’interno della Culla, alcune sezioni ci porteranno a camminare sulla superficie lunare.
Per agevolare l’esplorazione, gli sviluppatori hanno saggiamente optato per fornire a Hugh ossigeno infinito. L’assenza di gravità rende i movimenti volutamente più “impastati” e difficoltosi, ma il colpo d’occhio è ineguagliabile. Vedere la Terra da così lontano, con l’intera base umana fatta a pezzi sul suolo lunare, ha un fascino visivo irresistibile.
Capcom ha spremuto il RE Engine al massimo. Su PC il gioco si comporta egregiamente, grazie anche all’ausilio del DLSS e tecnologie affini. Con un PC di fascia alta siamo riusciti a superare agilmente i 300 fps con impostazioni Ultra e Ray Tracing abilitato (Testato su un PC con Ryzen 7 7700 8-core, con 32 GB di RAM e una Nvidia RTX 5070Ti”. Nessuno scatto, nessun freeze, zero crash e totale assenza di bug o glitch. Un traguardo non scontato, considerando il difficile ciclo di sviluppo affrontato dal titolo.
Conclusioni
Pragmata
Pragmata è una ventata d’aria fresca. Una sorpresa che aspetta solo di essere giocata e goduta. Un gioco fatto come si deve, con amore e passione. Pragmata vuole essere un’esperienza, un’avventura narrativa che va a toccare i tasti giusti nell’emotività delle persone, un viaggio alla ricerca di un’anima in un oggetto che si comporta da persona vera. E lo fa riuscendo anche ad avere un gameplay e una parte ludica estremamente soddisfacente, difficile al punto giusto, adrenalinica, mai banale, e sempre varia a ricca di novità dietro ogni angolo.
Un acquisto obbligato che ogni giocatore che si rispetti dovrà prima o poi fare.
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