
Keeper è l’ultima fatica dei Double Fine, software house capitanata dal veterano Tim Schafer. Finiti sotto l’ala di Microsoft, Schafer e compagnia possono permettersi di sperimentare come mai prima d’ora, creando giochi che nessun altro pubblicherebbe. Con questa recensione vedremo com’è andata con il loro ultimo, poetico esperimento.
La storia di un faro e del suo uccello

Sicuramente molti saranno rimasti stregati nel vedere gli screenshot di Keeper. In un’epoca dove l’originalità è rara, un titolo colorato e che sprigiona pura poesia da ogni pixel pare essere il classico gioco che vuole uscire dagli schemi. Ma che gioco è, esattamente? Keeper è molto semplicemente un affascinante viaggio dell’ultimo faro rimasto su di un’isola, a cui è stata donata la vita, e del suo compagno pennuto Ramoscello. Il faro dovrà esplorare l’isola per ritrovare uno scopo, scoprire che fine abbia fatto la civiltà che vi abitava e sconfiggere lo Sterpomarcio, un’erbaccia malefica.
Dal punto di vista puramente ludico, si tratta di una avventura lineare, con qualche spruzzata di puzzle e un’esplorazione relegata alla scoperta di segreti. I punti di forza del titolo si poggiano quasi esclusivamente sul suo valore artistico: ambientazioni colorate, panorami mozzafiato e un rapporto tra i due protagonisti che evolve in momenti memorabili, grazie anche all’incredibile lavoro degli animatori.
Più arte che gioco (con qualche idea geniale)

Nonostante Keeper sia un videogame, il suo comparto ludico è purtroppo quello meno sviluppato. In Keeper si gioca, sì, ma anche poco. Non vi è sfida, non vi è un vero e proprio game over. I controlli sono atipici ma semplici: con una levetta si controlla il faro, con l’altra si punta la sua luce, usata per interagire con l’ambiente e risolvere enigmi elementari, spesso con l’aiuto di Ramoscello.
Sebbene i puzzle siano semplici, alcuni di essi sono concettualmente ben congegnati. Stiamo parlando di quelli che sfruttano dei viaggi temporali: pigiando determinati bottoni ci si può istantaneamente portare al passato, al presente o al futuro. Laddove c’è un ponte distrutto nel presente è probabile che sia intatto nel passato; e Ramoscello, in base all’epoca, acquisisce nuove proprietà (un uovo pesante nel passato, un fantasma intangibile nel futuro). Sfruttando queste meccaniche sarà possibile proseguire. Purtroppo, questi tipi di puzzle durano il tempo di un paio di sezioni.

Il gioco non è avaro di varietà: in alcune sezioni si trasforma in un simil-platform, in altre quasi in un arcade. Nelle 5-6 ore che occorrono per vedere i titoli di coda, i cambi di gameplay sono diversi e graditi, anche se non tutti ugualmente riusciti. Una nota curiosa: i retroscena della storia sono narrati dalle… descrizioni degli achievement, una scelta di design tanto originale quanto discutibile.
Un motore grafico, una garanzia (in negativo)

Keeper sfrutta l’Unreal Engine, e purtroppo ne eredita i difetti più noti in termini di ottimizzazione. Nonostante la macchina su cui l’abbiamo giocato sia dotata di un processore ormai inadeguato, non vi è alcuna giustificazione per cui un gioco come Keeper (lineare, senza IA nemica, non open world) non possa girare almeno a 30fps stabili. Invece, anche a dettagli minimi e risoluzione ridotta, il framerate si attestava spesso sui 20fps.
Tutto questo per dirvi che se volete godervi appieno l’esperienza artistica di Keeper, fate in modo di avere una macchina da gioco aggiornata, magari una delle nostre configurazioni PC consigliate.
Conclusione: Il Nostro Verdetto

Keeper è il classico “gioco non gioco”, dove il comparto artistico e narrativo sono pompati al massimo, lasciando però qualunque aspetto puramente ludico a livelli basilari. Questo di per sé non è un difetto, ma certamente un punto a sfavore per chi si aspettava qualcos’altro. È un’opera con alti e bassi, capace di regalare panorami mozzafiato e momenti toccanti, ma anche di annoiare con la sua mancanza di sfida e di frustrare con la sua scarsa ottimizzazione.
Keeper – VOTO: 6/10
Un’esperienza artistica più che un gioco. Un’opera visivamente a tratti mozzafiato, con alcuni momenti toccanti e idee originali, ma afflitta da un gameplay troppo elementare e da gravi problemi di ottimizzazione. Consigliato solo a chi riesce ad apprezzare questo tipo di opere, gli altri potrebbero non gradirlo.
- ✔️ PRO: Direzione artistica ispirata e panorami mozzafiato.
- ✔️ PRO: L’interazione tra i due protagonisti è toccante e ben animata.
- ❌ CONTRO: Gameplay superficiale e privo di qualsiasi sfida.
- ❌ CONTRO: Ottimizzazione su PC terribile, richiede hardware potente senza motivo.
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