Fallout 4 - Recensione 8

Fallout 4 – Recensione

Il GDR postapocalittico per eccellenza torna sui nostri schermi!




Dopo cinque anni di silenzio dall’ultimo capitolo, Fallout 4 giunge finalmente sui nostri schermi, in un capitolo che promette di rimescolare le carte in tavola e proporre qualcosa di diverso senza tuttavia discostarsi troppo dalla formula originale. Sarà riuscita Bethesda a non deludere le aspettative?

Benvenuti nel Commonwealth!

Ambientato 200 anni dopo il bombardamento a tappeto di bombe nucleari nel 2077 su tutto il territorio statunitense, la storia ci vede nei panni di un sopravvissuto a quella catastrofe, rimasto in una vasca criogenica del Vault 111 per tutto questo tempo. Senza voler spoilerare i motivi che lo vedranno uscire dalla suddetta vasca e avventurarsi nelle lande radioattive di una Boston rinominata Commonwealth, il protagonista si ritrova quindi catapultato in un mondo completamente diverso da come se lo ricordava, devastato, impregnato di radiazioni, ruggine, morte e mutanti. E i pochi sopravvissuti, figli di chi non è rimasto avvelenato dalle radiazioni, cercano di sbarcare il lunario diventando predoni e saccheggiando qualsiasi cosa o collaborare con altri coltivando terra e prendersi cura tra di loro.

Il gioco quindi si presenta con una mappa di medie-grandi dimensioni, colma di edifici da esplorare, gente con cui parlare, fauna selvatica e aggressiva da uccidere, ed oggetti unici da trovare. Ciononostante, purtroppo l’esplorazione è leggermente limitata, ad esempio ci si può ritrovare in una piccola cittadina composta da diverse case e poterne esplorare solo una piccola frazione perché la maggior parte di esse è sbarrata e inaccessibile stona un po’ con la volontà di creare un titolo fortemente orientato su questo aspetto. Doversi poi sorbire i numerosi caricamenti entrando o uscendo da un edificio, sotto certi aspetti rovina un poco l’atmosfera, e in certe zone i caricamenti sono così frequenti che si passa seriamente più tempo a leggere i suggerimenti nella schermata di caricamento che non a giocare.

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Naturalmente oltre alla mera esplorazione, il protagonista si ritroverà a svolgere diverse missioni principali per conto proprio con l’aiuto di altri dove richiesto per perseguire il proprio obiettivo, e numerosissime missioni secondarie per aiutare gli altri sopravvissuti che tentano di far rinascere la civiltà, o di piegarla al proprio volere, a seconda di chi si decida di aiutare, soprattutto con le decisioni che si prendono verso la fine del gioco, che decideranno effettivamente chi vincerà la lotta per il Commonwealth. Quindi, prima di fare questa scelta, finite le missioni che tutte le altre fazioni vi propongono!

La qualità delle stesse è tuttavia altalenante, alcune di esse raccontano una storia interessante e sono piacevoli da fare, altre invece sono alquanto ripetitive e non aggiungono niente sul piatto, ma la ricompensa di punti esperienza è sempre ben accetta. La qualità della storia principale è anch’essa variopinta da missioni interessanti e altre un po’ meno, ma globalmente si lasciano giocare senza troppi patemi e la qualità globale della stessa si attesta su medi livelli, senza infamia e senza lode.

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Quasi tutto come allora

Chi ha già giocato i due precedenti capitoli si ritroverà a casa in Fallout 4, da questo punto di vista poco o nulla è stato rivisto. Per chi invece è completamente a digiuno di questa storica serie, basta sapere che il gameplay proposto da Bethesda riprende a piene mani quello degli FPS open world, contaminato tuttavia da tutta una serie di elementi da RPG, come abilità da imparare, esperienza da accumulare, un inventario da gestire, dialoghi a scelta multipla che possono influenzare l’andamento di gioco, e altro ancora.

Tuttavia, a differenza dei precedenti capitoli, è stata posta l’attenzione più sulla parte action del titolo anziché sulla parte da gioco di ruolo, con la conseguenza che si è preferito favorire l’immediatezza a discapito della profondità. Questo in Fallout 4 si traduce in diversi aspetti, ad esempio i canonici attributi SPECIAL (forza, percezione, carisma, intelligenza, e così via) assegnati all’inizio della partita possono essere aumentati a piacimento con il punto abilità ottenuto ad ogni nuovo livello raggiunto, e le skill sono state completamente abolite, rimpiazzate da un nuovo e rivisto sistema di perk, rendendolo SPECIAL-centrico. Ogni attributo porta con sé 10 perk, ognuno sbloccabile in qualunque momento a patto che si possieda il valore minimo dell’attributo a cui è associato. Queste vanno dalla classica possibilità di scassinare serrature o forzare computer di una certa difficoltà, a poter fare più danni con una determinata tipologia di arma, ottenere più punti salute con uno stimpak, trovare più tappi nei forzieri, fino a poter respirare sott’acqua. Fortunatamente questo nuovo e rivisto sistema risulta essere molto funzionale al nuovo gameplay, e per renderlo il più flessibile possibile, addirittura hanno eliminato il level cap, con la conseguenza che giocando un numero sufficiente di ore è possibile ottenere proprio tutte le perk!

Per chi si chiede che cosa sia stato preso da New Vegas, la risposta è alquanto semplice: quasi nulla. Solo la parte relativa al crafting del cibo, delle granate e dei farmaci presso appositi banconi è stato preso e migliorato, mentre il resto purtroppo è stato scartato. Parliamo della possibilità di fabbricare munizioni, della modalità Hardcore e dei camuffamenti, ovvero che indossando abiti di una certa fazione i vari NPC ci consideravano affiliati a essa, con tutti i pro e i contro.
Tuttavia, la parte più afflitta da questa scelta di semplificare la componente RPG della serie non è il gameplay in senso stretto, ma sono purtroppo i dialoghi, alquanto limitati per la sola scelta di 4 possibili risposte alla volta, e per di più sono presentate al giocatore abbreviate, per cui non si ha mai la certezza di cosa il protagonista andrà a dire, e in un gioco dove tecnicamente i dialoghi fanno la differenza, questo è un difetto non di poco conto. Per non parlare poi che i dialoghi sembrano finire prima di quanto si aspetti, vedendo certi personaggi interessanti si potrebbe pensare di potergli chiedere vita morte e miracoli, e invece dopo un breve scambio di due o tre battute il dialogo finisce e non è più possibile chiedergli nient’altro. Ci sono ancora delle linee di dialogo atte a persuadere qualcuno, ma la loro probabilità di successo dipende solamente da quanto è alto il valore del carisma del protagonista.

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Una novità alquanto apprezzata è il sistema di crafting. Esso può suddividersi in crafting del proprio equipaggiamento o crafting di strutture e di conseguente gestione di vari avamposti, questi ultimi utili a racimolare centinaia di tappi se e solo se si possiede la relativa abilità, altrimenti occorre considerarli come un semplice minigioco quasi del tutto opzionale. Questa nuova introduzione del crafting quasi completo delle armi e delle armature sopperisce di fatto alla totale assenza dell’usura di esse, infatti si può modificare praticamente qualunque aspetto: per le armi si possono cambiare il castello, l’impugnatura, la canna, vari accessori, e molto altro ancora, e per le armature aggiungere o modificare vari strati di materiale aggiuntivo, o addirittura conferirli una colorazione più o meno personalizzata.
Che si modifichi un’arma per renderla più potente o utilizzare un diverso calibro di munizione, un’armatura per avere spazio più ampio per poter incrementare il peso massimo trasportabile o colorarla di nero per rendere più facili le fase furtive, oppure costruire una casa, un letto o un generatore, c’è bisogno di materiali. Acciaio, legno, plastica, tessuto, cemento, vetro, colla, e chi più ne ha più ne metta, tutti questi materiali possono essere letteralmente riciclati dalle tonnellate di rifiuti che si trovano in giro e che possono essere raccolti. Se nei precedenti titoli Bethesda, ma anche in moltissimi altri RPG, tutta questa monnezza serviva solo a racimolare qualche soldo vendendola ai mercanti (oltre che occupare immani quantità di spazio nell’inventario), in Fallout 4 sono riusciti a dare un senso alla caccia e alla raccolta indiscriminata di tazze di caffè, piatti, bottiglie, ventilatori, orologi, e così via.
Tuttavia, la fase di crafting delle colonie, sebbene all’atto pratico sia semplice mettere insieme cinque o sei prefabbricati per farne una comoda e spaziosa casa, ha tuttavia una interfaccia scomoda e macchinosa.

Una mancanza che invece si fa sentire è l’assenza del karma e della reputazione. Mentre nei precedenti Fallout fare azioni buone o cattive influiva le reazioni degli NPC in base al karma accumulato (o perso), qui il giocatore è libero di fare tutto ciò che desidera con conseguenze alquanto contenute. Questo porta con sé una certa dose di linearità, quasi paradossale da dire per un titolo open world con delle scelte finali abbastanza importanti che porteranno a una conclusione anziché a un’altra.

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Caccia all’insetto radioattivo

Come già detto è stata posta più attenzione alla fase action del titolo che non a quella RPG, e la cosa potrebbe andare anche meglio, anche se purtroppo pure su questi aspetti ci sono dei difetti non di poco conto. Sebbene il feedback delle armi sia notevolmente migliorato rispetto ai capitoli passati, l’IA dei nemici purtroppo è rimasta a livelli alquanto standard, senza infamia e senza lode, anche se va detto che è parecchio aggressiva, e se si prova a nascondersi, come ricompensa vi arriverà una valanga di granate o molotov in faccia per stanarvi.
Il titolo se giocato alla giusta difficoltà porta con sé un buon livello di sfida, con nemici che vi possono dare del filo da torcere da quanto fanno male. Una pecca notabile è la quasi mancanza di feedback quando si viene colpiti, se non si presta attenzione alla barra della salute spesso ci si ritrova morti stecchiti senza una apparente motivazione.
Ma alla difficoltà più elevata i nemici diventano resistentissimi, fanno un mucchio di danni e ne subiscono pochi, insomma, diventano semplicemente dei tank, e in questo caso i combattimenti risultanti diventano solo frustranti e poco divertenti.

Rimane quasi invariato lo S.P.A.V., con l’unica differenza che il tempo non si fermerà più, ma si attiverà una sorta di moviola, dando comunque tutto il tempo al giocatore di prendere la mira e far sì che siano le probabilità a decidere le sorti di una breve sparatoria, anche se c’è da dire che certe percentuali di successo sembra che siano troppo diverse dalla realtà, e spesso e volentieri capita che cercare di colpire per diverse volte di fila un elemento con l’80% o più di probabilità, tutti i colpi finiscano per mancare il bersaglio.

Le radiazioni giocano un ruolo più centrale, portando con sé una riduzione della propria salute massima proporzionale alla quantità di radiazioni accumulate all’interno del proprio corpo, rendendo importante l’assunzione del RadAway, costoso farmaco per eliminare particelle radioattive dall’organismo, spesso e volentieri. Per proteggersi tornano i soliti Rad-X, tute hazmat, o l’iconica armatura atomica, questa volta rivista interamente per essere completamente moddabile e personalizzarla dalla testa ai piedi con tutta una serie di accessori unici come radar, iniettori automatici di stimpak, boost per i salti e altro ancora. L’armatura atomica può diventare davvero l’arma di distruzione finale nel gioco, tant’è che gli sviluppatori hanno deciso di limitarne l’utilizzo con l’introduzione di un carburante apposito, ovvero i nuclei di fusione. Queste speciali batterie atomiche sono merce abbastanza rara, e l’armatura ne consuma una quantità spropositata per poter funzionare. Starà al giocatore quindi, calibrare bene quando andare in giro con un’armatura di cuoio, oppure indossare la pesante armatura atomica.

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A Fallout non piace il mouse

Piccolo paragrafo dedicato esclusivamente per i pcisti là fuori che giocano armati dell’accoppiata mouse e tastiera. Su questo aspetto il gioco presenta parecchi difetti e lacune, anche abbastanza gravi, sia su come sono gestiti i comandi, che come sono state create le interfacce. Supponendo che gli sviluppatori non abbiano avuto tempo/voglia/risorse per sviluppare due interfacce distinte sia per chi gioca col pad sia per chi gioca con l’accoppiata ci può anche stare, ma il non potersi modificare i comandi a piacimento, se non quelli base di movimento, è inaccettabile. Piccolo esempio: personalmente uso il tasto F per interagire, tuttavia quando si cerca di raccogliere qualcosa all’interno dei contenitori, bisogna usare il tasto di default, che è la E, e non configurabile. Oppure, durante la fase di crafting delle colonie, per ruotare gli oggetti si usano il pulsante sinistro e destro del mouse, che corrispondono ai grilletti del pad, dove effettivamente con questo dispositivo ha senso, ma per chi usa il mouse decisamente no. La rotella del mouse è completamente relegata allo zoom della visuale in terza persona (ma per fortuna può essere usata per scorrere le voci nell’inventario), e non può essere usata per navigare nel menù di crafting scorrendo le varie voci, dove avrebbe avuto senso, invece, bisogna usare i tasti direzionali, con tutte le scomodità del caso. Piccole cose che ci si abitua anche presto, certo, che però inficiano e di tanto l’immedesimazione per chi sceglie di giocare con mouse e tastiera, ed è inammissibile che siano per forza di cose i modder a doversi occupare di queste questioni quando dovrebbero essere la base o addirittura le fondamenta.

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Cartolina da zona contaminata

Purtroppo Fallout 4 presenta un comparto tecnico riuscito solo a metà. Dal punto di vista grafico, il titolo possiede scorci veramente fantastici, da poster, ma quando ci si trova di fronte a un personaggio o anche a un oggetto, non si può fare a meno di notare il pressapochismo con cui siano stati fatti. Texture mediocri, animazioni facciali quasi inesistenti, volti che sembrano fatti di plastica (forse è l’effetto delle radiazioni), modelli poligonali non propriamente ricchi. È vero che Fallout 4 presenta una quantità di contenuti assurdamente elevata, ma non dovrebbe essere una giustificazione oggigiorno, in quanto molti degli oggetti presenti sono stati riciclati (sempre per rimanere in tema) dai precedenti capitoli. Il difetto che fa storcere di più il naso, tuttavia, è il sistema di illuminazione adottato dal gioco: sebbene possieda al suo interno un sistema di illuminazione dinamico alquanto efficace e di impatto, la maggior parte delle fonti di luce sfrutterà una luce statica, il che vuol dire che la stragrande maggioranza delle lampadine e delle lanterne accese non si può né spegnere né distruggere, e soprattutto non creano ombre, cosa alquanto anacronistica.
Anche la fisica del gioco è abbastanza limitata: innanzitutto è vero che la maggior parte degli oggetti si può prendere, raccogliere, spostare, il tutto con una fisica alquanto approssimata e nemmeno lontanamente realistica, ma è anche vero che esistono oggetti che sembra essere assurdo non poter essere mossi, come certi tavoli o sedie, che di fatto rimangono relegati a semplici ostacoli da aggirare, il che significa che la tanto acclamata interazione ambientale non è molto alta.
Il gioco soffre anche di gravi cali, limitati però al solo centro città. Su un pc munito di processore i5-4690K, 16Gb di ram e una GTX980, a dettagli tutto Ultra e una risoluzione FullHD, dai 60 fps, che si tengono nella stragrande maggioranza delle situazioni, si passava anche a un minimo di 20fps, con una media di 30-35fps. Al di fuori del centro città si possono assistere tuttavia a sporadici cali fino a 45fps.
Sebbene Bethesda ci abbia abituato in tutti questi anni con giochi buggati all’inverosimile e capaci di crashare spesso, stavolta a sorpresa ha pubblicato un titolo con decisamente meno bug del solito, ma la cosa più importante è che durante tutta la nostra prova non è mai crashato, ma ovviamente tutto questo non è detto che accada anche ad altri giocatori.
È doveroso segnalare che il titolo non supporta risoluzioni con un rapporto di 16:9, che il motore di gioco è gestito dal numero di frame, per cui se avete un monitor da 100+Hz, il gioco andrà a velocità doppia, e non esiste al momento un regolatore del FOV e la gestione dei filtri del mouse è assente, quasi tutti problemi che si possono circoscrivere modificando i file .ini del gioco, e alcune impostazioni si possono correggere con questa mod su nexusmod.

Conclusioni

Fallout 4 è un gran bel gioco, a patto che siate disposti a chiudere un occhio sui difetti che ha. Innanzitutto, come doverosa premessa non bisogna pensarlo come a un ibrido FPS-RPG, bensì come a un action FPS con elementi annacquati di RPG, ma al di là di questo, ciò che fa più storcere il naso è la sua realizzazione tecnica alquanto vetusta, accompagnato da un sistema di dialoghi semplicistico ma inadeguato che non rende giustizia alla sua bontà narrativa, ed è un peccato, perché se avessero curato il titolo su questi aspetti grideremmo al capolavoro. Vedetelo come un passo in avanti rispetto a Fallout 3, ma due passi indietro rispetto a quanto fece Obsidian con New Vegas, perché paradossalmente questo nuovo titolo sarà più apprezzato da chi non ha mai toccato un Fallout in vita sua. In ogni caso è un titolo capace di risucchiarvi per centinaia di ore se glielo permettete, e non è una cosa da poco!

 

 
Fallout 4 Recensione
8
Fallout 4 Recensione
Pro
  • Una mappa grande e stracolma di cose da fare
  • Sistema di crescita del personaggio immediato e funzionale
  • Per una volta i bug sono pochi
  • Il sistema di crafting è molto vario e divertente
Contro
  • Chi si aspetta una parte da RPG corposa rimarrà deluso
  • Tecnicamente molto vecchio e in alcuni frangenti ottimizzato maluccio
  • Diverse interfacce confusionarie e macchinose
  • Il sistema dei dialoghi non è molto adeguato
  • Voto finale
    8
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