Divinity: Original Sin 2 – Recensione

Dopo un anno passato in accesso anticipato, che dava ai giocatori l’opportunità di testare nient’altro che una frazione del gioco finale, Larian Studios ha finalmente rilasciato in versione definitiva quello che si prospetta essere uno dei più importanti RPG degli ultimi anni, riuscendo nell’impresa di bissare addirittura il primo capitolo, compito non facile, ma è stato possibile solo grazie alla dedizione e al talento del team, nonché ad aver dato ascolto ai suggerimenti e ai feedback dei fan. Ma vediamo quali sono le caratteristiche chiave di questo prodotto divino.

Da cacciatori a prede

Cerchiamo subito di rispondere a una domanda che affligge molti giocatori, ovvero se sia necessario aver giocato il precedente per godere appieno di questo titolo, e la risposta è un semplice no, non è necessario, vero è che ci sono dei riferimenti, nulla però che possa portare a lacune di sorta nella comprensione della trama o delle vicende narrate nel gioco, ma forse anziché porsi questa domanda sarebbe meglio chiedersi perché diamine saltare a piè pari un titolo eccezionale come Original Sin e buttarsi a capofitto sul seguito, ma la decisione è vostra e di nessun altro.

L’unica cosa importante da tenere a mente riguarda la cosiddetta Source (nella versione italiana del primo era chiamata Sorgente), una sorta di energia magica oscura che è innata in certi individui e che permette di lanciare potenti incantesimi, e mentre nel primo Original Sin il giocatore impersonava una coppia di Cacciatori della Sorgente, una sorta di autorità il preciso scopo di catturare e punire chi la sfruttasse (i Sourcerer, o Origomanti), nel seguito il giocatore impersonerà proprio un Origomante, catturato e in attesa di essere portato a Fort Joy, una sorta di prigione-campo estivo dove i cosiddetti Magister, capitanati dall’implacabile Alexander, tentano con metodi poco ortodossi di liberare dalla Sorgente i poveri malcapitati.
Inizialmente la trama è molto lenta a prendere piede, rinchiusi a Fort Joy il solo obiettivo principale è quello di fuggire, ma poi esplode letteralmente quando lo si fa, e si dimostra di essere ben al di sopra a quella del primo Original Sin, che per quanto fosse ben scritta, era più che altro una grossa fiaba, ma questa volta hanno tirato fuori qualcosa di maturo e più appassionante.

Chi avrà già giocato a Original Sin si troverà bene o male a casa con questo seguito, con le opportune modifiche e bilanciamenti, ma nel complesso l’aria che si respira è la stessa, con la sua visuale isometrica e tutta la gestione relegata tramite clic del mouse e/o scorciatoie da tastiera, proprio come i vecchi RPG di tanti anni fa, soltanto che l’ambiente di gioco è completamente 3D, tant’è che è anche possibile ruotare la telecamera a piacimento.
Ma diciamo subito anche che l’umorismo che permeava l’intero precedente titolo è stato quasi eradicato, per cui il tono usato durante l’intera avventura si mantiene serioso per la maggior parte del tempo, e se questo è un bene o un male, dipende unicamente dai propri gusti.

Qualità e quantità

Naturalmente non sarebbe un RPG rispettabile se non avesse la sua bella quantità di missioni, e fortunatamente, nonostante siano veramente tante, esse non risultano mai banali né guidate, anche quelle che in apparenza lo sembrano, e naturalmente potranno anche essere risolte e portate a termine in più modi, primarie o secondarie che siano, ma Divinity: Original Sin 2 si spinge oltre e propone anche delle missioni legate esclusivamente al personaggio scelto come protagonista o ai propri compagni di viaggio. Durante la fase di creazione è possibile infatti scegliere non solo la razza del proprio personaggio (che spaziano dai classici umani, a elfi nani e lucertole, ognuna di esse con vantaggi e svantaggi soprattutto nelle interazioni sociali, in quanto esiste una vera e propria discriminazione razziale nel mondo di gioco), la classe (che determina solo dove vanno assegnati i primi punti abilità, ma nessuno vi vieta di fare di testa vostra), e alcune abilità iniziali, ma è possibile anche scegliere se usare dei personaggi unici che hanno una storia di background (Origin), e quindi sbloccare delle missioni esclusive per essi. Naturalmente il nostro consiglio è di iniziare il gioco usando uno di tali personaggi, per meglio approfondire fin da subito la sua storyline, ma si avrà comunque la possibilità di reclutare tutti gli altri personaggi unici, fino ad avere un party composto da 4 membri, che saranno gestiti unicamente da voi, anche nei combattimenti e su come assegnare i punti abilità guadagnati salendo di livello. Ma attenzione, perché alcune delle loro missioni si intrecceranno a tal punto da dover effettuare azioni opposte l’uno dall’altro, e fare una scelta piuttosto che un’altra abbasserà o alzerà la fiducia del compagno riguardo al giocatore, e se scende troppo in basso, non esiterà ad abbandonare il gruppo. Saranno sì al vostro servizio, ma non saranno totali burattini nelle vostre mani.

Naturalmente non potevano mancare i combattimenti a turni, e questa volta sono stati completamente ripensati, e presentano delle caratteristiche notevoli, in primis, l’importanza dell’altitudine e di cambiare posizione frequentemente, talmente importante che con un solo misero punto azione ci si può spostare tantissimo, dando così la possibilità ai contendenti di potersi muovere in una posizione di vantaggio e di avere ancora punti a disposizione per attaccare o fare altro, d’altro canto per compensare il numero massimo di questi punti è stato drasticamente diminuito fino a 6. L’altitudine ha un suo vantaggio non indifferente, in quanto permette alle armi da lancio come incantesimi, archi e balestre di causare molti più danni (o meno), a seconda della differenza di quota tra l’attaccante e il bersaglio, per cui per gli aspiranti cecchini è sempre meglio cercare di sfruttare questo aspetto e non di trascurarlo.
Un altro grosso cambiamento importante, risiede nel famoso Crowd Control, il controllo della folla, laddove nel precedente Original Sin era possibile avere la meglio sui combattimenti sfruttando il primo turno per colpire i nemici con un nutrito numero di incantesimi stordenti e farli saltare parecchi turni, nel seguito questo non è più possibile, in quanto i nemici, di solito, hanno sempre due tipologie di armature, fisica e magica, che proteggono rispettivamente dalle afflizioni e dai danni causati da armi fisiche e dalle armi magiche, e prima di poter ferire il bersaglio, occorre che almeno una delle due armature venga distrutta, naturalmente continuando poi a sfruttare la tipologia di attacco di cui sono sprotetti. È un sistema che porta il giocatore a pensare meglio come sfruttare maghi e guerrieri, poiché normalmente i gruppi di avversari affrontati hanno un alto valore di un’armatura ma basso nell’altro. È anche importante saper gestire i vari elementi presenti nell’ambiente, ma chi ha giocato al precedente su quest’aspetto sa già cosa andrà a trovare, il fuoco ad esempio può essere spento con l’acqua, il quale creerà del vapore in cui ci si può nascondere dentro, sempre che nella fazione avversaria non ci sia qualcuno con qualche magia a base di elettricità, perché in tal caso la si può elettrificare. L’acqua e il sangue possono essere congelati, oltre che elettrificati a loro volta, creando quindi superfici scivolose che possono provocare un knock-out se ci si corre sopra, se viene dato fuoco a del veleno a terra esplode rilasciando una cortina di fumo, e così via. Tuttavia sono stati pensati altri due nuovi stati, la benedizione e la maledizione, ad esempio benedire una pozzanghera d’acqua porterà a curare le creature organiche e a danneggiare i non morti che la calpesteranno, mentre maledicendo un fuoco lo porterà a fare più danni e a diventare impossibile da spegnere con della semplice acqua. Insomma, le combinazioni sono tantissime e saperle usare è alquanto importante, e pensare di non sfruttarle in combattimento porta solo a svantaggi, anche perché la IA lo fa.
L’IA di Original Sin 2 è una delle più complesse mai viste per questo tipo di giochi, e riesce a sfruttare ogni singola opportunità che gli capita sotto mano, se siete vicino a un barile esplosivo lo farà saltare in aria, se i vostri compagni sono tutti raggruppatevi, vi arriverà una granata o qualche magia a zona che colpirà tutti, se c’è del fumo non esiterà a nascondersi dentro, e capita anche a volte che certi nemici, consci della presenza di un rogue nel party con la capacità di fare critici se colpisce alle spalle, si mettessero con le spalle contro il muro.
Proprio per questo ogni combattimento è avvincente e sembra di far una partita a scacchi, dove la posizione di ogni pedina è cruciale al fine di poter avere la meglio.

Multiplayer e dintorni

Torna anche la modalità cooperativa, e a gran voce è stato aggiunto il supporto ufficiale fino a 4 giocatori contemporanei, ma è sbagliato parlare di cooperazione, perché invero ogni personaggio in realtà può fare ciò che vuole in maniera autonoma, pertanto chi vorrà aiutare, aiuterà, chi vuol mettere i bastoni tra le ruote agli altri il gioco di certo non glielo impedirà, e come dicevamo poco fa, ci sono delle quest relative ai personaggi unici che hanno obiettivi diametralmente opposti, e qui vige la regola del primo arriva meglio alloggia, ma per come sono strutturate queste particolari missioni non si arriverà mai a un vero e proprio punto morto, saranno soltanto più difficili da portare a termine.
Se tuttavia non volete avere intoppi, giocate con amici di cui vi fidate!

Dulci in fondo, è presente anche la modalità Game Master, gioia e delizia per tutti gli appassionati di giochi di ruolo cartacei, in quanto con gli asset del gioco è possibile costruire la propria storia, con tanto di elementi narrativi e livelli da costruire, e farla giocare ad altri giocatori, con tanto di lancio di dadi, narrazioni testuali e scelte da fare, e chi farà Master avrà pieno controllo di quello che gli altri giocatori vedranno.
Sempre restando in tema multiplayer, è possibile anche entrare nell’arena PvP e battersi contro altri giocatori in sfide all’ultimo sangue.

Sul fronte longevità non ci sono grandi sorprese, con tutto quello che c’è da fare Divinity: Original Sin 2 è capace di durare letteralmente un centinaio di ore a run, e dato che due run sono praticamente obbligatorie per completare le missioni esclusive dei personaggi unici, completare questo gioco significa investire non meno di 150 ore, che per un gioco venduto non a prezzo pieno è un risultato a dir poco sbalorditivo. E se pensate che è possibile giocare come non morto, che ha regole e abilità tutte sue (come il fatto che gli incantesimi di guarigione feriscono e i veleni curano) e un modo particolare per interagire con gli altri (si dovrà indossare una particolare maschera per nascondere la propria identità, pena i vostri interlocutori vi attaccheranno o scapperanno di paura), vi farete un’idea che per vedere veramente tutto dovrete investire una quantità non trascurabile di tempo. Questo solo se si considera la campagna di gioco, ma se vi appassionerete alla modalità Game Master o al PvP appena citate, apriti cielo, la longevità diventa quasi per un incantesimo praticamente infinita.

Tecnicismi vari

Sul fronte sonoro il gioco si difende più che bene, grazie a un grande numero di attori e doppiatori professionisti che hanno prestato la propria voce e il proprio talento per doppiare ogni singola riga di dialogo inserita nel gioco, e come se non bastasse, per la prima volta nella storia dei Larian è stata sfruttata una vera orchestra per suonare le musiche del gioco.

Tutto è oro quello che luccica? Purtroppo no, ci sono diverse questioni che purtroppo gettano alcune ombre, come ad esempio il fatto che dopo determinate sequenze un NPC vada a parlare con il membro del party più vicino a esso e non è quindi possibile cambiare interlocutore, quando magari c’è da fare una persuasione e il personaggio abile a questa disciplina è un altro. Esiste anche qualche sporadico bug, ma niente che possa rovinare la partita, così come il pathfinding dei compagni è da rivedere per alcune discutibili scelte che a volte fanno, spesso per evitare ostacoli elementali come una pozzanghera di olio, non esitano a fare il giro della mappa se necessario anziché passare su quell’unico tassello e sporcarsi i piedi. L’interfaccia, per quanto funzionale, poteva essere forse gestita un po’ meglio, soprattutto nelle fasi più avanzate di gioco quando si ha a che fare con decine e decine di oggetti nell’inventario, e spesso riorganizzare la barra veloce sottostante, stavolta bella spaziosa e che occupa praticamente tutto lo schermo, diventa un po’ un tedioso. Come ultima cosa, forse l’ottimizzazione non è delle migliori, ma per un gioco di questo genere forse è l’ultimo dei problemi, ma in certe occasioni, a dettagli tutti alti e con una risoluzione di 1080p, ogni tanto c’era qualche calo sui 50-60fps, ma di norma il gioco viaggia circa sugli 80fps.
Come nota di margine, facciamo presente che il gioco non è stato tradotto in italiano, e l’inglese usato non è dei più semplici per via della presenza di slang e termini non comuni, per cui se non sapete bene la lingua di Albione, siete stati avvertiti.

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