Deathloop – Recensione Come Gira

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Introduzione

Deathloop è l’ultima fatica di Arkane, e potrebbe essere descritto come un Dishonored ambientato in un brutto incubo dei tempi moderni senza via d’uscita. L’incipit narrativo su cui si sostiene è quantomai curioso e interessante. Siamo su Blackreef, una misteriosa isola su cui i più brillanti scienziati, ingegneri e artisti si sono riuniti e hanno dato vita a quello che può essere definito un loop senza fine della stessa giornata, dove al termine di essa tutto viene resettato, come se niente fosse successo.

Il giocatore veste i panni di Colt, il traditore, colui che vuole spezzare questo loop e far ritornare le cose com’erano. Ma Colt ha una particolarità rispetto a tutti gli altri abitanti che popolano Blackreef: la sua memoria tra un loop e l’altro si mantiene, non viene resettata come tutto il resto, particolarità che gli tornerà estremamente utile per completare la sua missione, che si rivelerà alquanto ardua fin dall’inizio. Per spezzare il loop, infatti, dovrà uccidere otto persone importanti, i pilastri che stanno tenendo in piedi il loop, o come vengono chiamati nel gioco, i Visionari. Ma questi Visionari non sono delle prede facili da cacciare, perché non sono sempre disponibili nel corso della giornata, e per di più ognuno di loro ha una sua zona di competenza. Blackreef è infatti suddivisa in quattro distretti diversi, e solo quando si passa da un distretto all’altro le ore scorrono.

Ecco, dunque, che il gioco si riduce a essere un enorme puzzle, con il giocatore che dovrà recuperare tutte le informazioni necessarie su questi otto Visionari su come, dove e quando ucciderli prima dello scadere della giornata, pena il riavvio del loop. E nel corso del gioco la firma di Arkane si sente, specialmente verso Dishonored 2, non solo dal punto di vista del gameplay, ma anche per… i problemi di ottimizzazione.

Comparto tecnico, Impostazioni e Requisiti di sistema

Dopo la parentesi di Prey che utilizza il Cry Engine, per sviluppare Deathloop Arkane ha optato di nuovo il Void Engine, lo stesso usato per Dishonored 2, soltanto arricchito con nuove tecnologie e spremuto al massimo per sfruttare appieno il nuovo hardware su cui gira (ricordiamo che Deathloop è esclusiva console PS5). Sfortunatamente queste tecnologie non sono usate al massimo del loro potenziale. Ci stiamo riferendo in particolar modo al Ray-Tracing, la cui implementazione sembra più un’aggiunta all’ultimo minuto, in quanto serve solo per calcolare le ombre generate dal sole. Scordatevi dunque i miglioramenti dovuti ad altre fonti di luce, scordatevi i riflessi dentro le zone al chiuso o sulle vostre armi scintillanti, su questo aspetto purtroppo Deathloop è rimasto una generazione indietro.

Oltre a questa aggiunta, che finisce con l’essere alquanto marginale, Deathloop non presenta altro di notevole dal punto di vista grafico. Come si può vedere dalle impostazioni, ciò che l’utente può modificare sono le solite voci, comprensivi dei dettagli delle texture, l’occlusione ambientale, i dettagli delle ombre, i dettagli dell’acqua, la sfocatura di movimento e via discorrendo.

Anche i preset a disposizione dell’utente sono i soliti, Basso, Normale, Alto, Molto Alto e Ultra. Solo i dettagli texture non vanno oltre il Molto Alto. Da notare che la scelta di includere il Ray-Tracing è a discrezione dell’utente ed è indifferente dalla scelta del preset, per cui prestate attenzione se vorreste fare gli splendidi selezionando il preset Ultra!

I requisiti di sistema minimi e consigliati sono i seguenti:

MINIMI:

  • Richiede un processore e un sistema operativo a 64 bit
  • Sistema operativo: 64 bit Windows 10 version 1909 or higher
  • Processore: Intel Core i5-8400 @ 2.80GHz o AMD Ryzen 5 1600
  • Memoria: 12 GB di RAM
  • Scheda video: Nvidia GTX 1060 (6GB) o AMD Radeon RX 580 (8GB)
  • DirectX: Versione 12
  • Memoria: 30 GB di spazio disponibile

CONSIGLIATI:

  • Richiede un processore e un sistema operativo a 64 bit
  • Sistema operativo: 64 bit Windows 10 version 1909 or higher
  • Processore: Intel Core i7-9700K @ 3.60GHz o AMD Ryzen 7 2700X
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Scheda video: Nvidia RTX 2060 (6GB) o AMD Radeon RX 5700 (8GB)
  • DirectX: Versione 12
  • Rete: Connessione Internet a banda larga
  • Memoria: 30 GB di spazio disponibile

Considerato che dalle nostre prove il gioco consumava praticamente sempre circa 8GB di VRAM, consideriamo la richiesta tra i consigliati di una scheda grafica con meno di questa quantità abbastanza limitante per chi vuole spingere al massimo il gioco, per cui il nostro consiglio è di cercare di avere almeno una scheda grafica con tale quantitativo di VRAM per arrivare a giocare con i dettagli più elevati.

Nonostante sia un titolo PS5, non aspettatevi comunque una grafica degna di questa nuova generazione. Per quanto Deathloop sia comunque un gioco con un suo peculiare stile visivo e artistico inconfondibile e ben caratterizzato, la bellezza della grafica in sé non è sicuramente uno dei suoi punti di forza. Sia chiaro, la grafica fa il suo dovere, è pulita, ben definita, alcuni elementi sono notevolmente ben definiti (come il cibo!), ma non fa gridare al miracolo. Naturalmente questa non vuole essere una critica, bensì una semplice osservazione, perché, fortunatamente, Deathloop, come tutte le produzioni Arkane, ha con sé molte qualità nel reparto gameplay, che è forse la cosa più importante.

Performance

Inutile andarcene intorno. Deathloop gira male, proprio come Dishonored 2 andava male al day 1. Ma occorre fare un doveroso chiarimento: sebbene giri in maniera inaccettabile per un titolo di questo calibro, venduto a prezzo pieno e pubblicato da un colosso quale è Microsoft (anche se naturalmente il gioco era già in sviluppo prima della sua acquisizione), ciò non significa che risulti essere ingiocabile. Anche se il gioco presenta stuttering, frequenti cali di frame, episodi di crash, una fluidità che lascia a desiderare, quando si finisce con l’essere risucchiati a Blackreef si finisce con l’avvertire meno di queste cose. Ma, come abbiamo già detto, è una cosa inscusabile, ed è comprensibile che qualcuno si rifiuti di voler giocare a un giocone come questo in tali condizioni.

Proprio a causa dell’instabilità del frame rate è consigliato mettere il limitatore del frame a 60, in modo da tenerlo più uniforme possibile, ciò però non impedirà a esso di stutterare, soprattutto nelle occasioni più concitate. Alcuni affermano che il Vsync vada spento per ottenere prestazioni migliori, ma nella nostra prova non solo questi miglioramenti non li abbiamo visti, ma il gioco crashava persino più spesso.

AGGIORNAMENTO STUTTERING: in concomitanza con la nostra recensione è uscita una nuova patch che risolvere i problemi di stuttering causati dal movimento del mouse. Confermiamo che sono stati risolti ma rimangono ancora gli altri problemi, lo studio dichiara che al lavoro per risolverli al più presto.

Con la nostra configurazione, dotata di una RTX 2070 con 16GB di VRAM, 16GB di RAM e un processore Intel 4690k @3,50GHz, i cali di frame incontrati avvenivano in praticamente qualunque situazione: mentre si esplorava, mentre si combatteva, mentre ci si muoveva, niente era immune da questi vistosi cali, e se la maggior parte delle volte si vedeva il frame rate oscillare tra i 60 e i 45fps, alle volte scendeva anche tra i 40 e i 30 fps, un frame rate troppo inconsistente per poterlo definire fluido, e questo indifferentemente dal preset. Siamo altresì sicuri che una volta sistemati questi problemi, sarà possibile giocare a Deathloop a un frame rate maggiore di 60 persino su preset Ultra senza troppi problemi con i computer di ultima generazione.

Il Ray-Tracing come detto funziona solo per la luce emessa dal sole, e la sua presenza migliora solamente le ombre generate con essa. Proprio per questo il suo uso non diminuirà drasticamente il frame rate come succede in altri giochi, cionondimeno il suo uso finisce spessissimo in secondo piano e difficilmente si noteranno differenze notevoli.

Menzione a parte relativo ai crash: sfortunatamente il gioco ne è afflitto, e durante la prima quindicina di ore ce ne sono capitate almeno sei (se escludiamo la parentesi dei nostri test con il Vsync spento), e di per sé non sarebbe neanche un grave problema, se non che Deathloop non permette l’utilizzo dei classici quicksave e quickload. Una volta crashato, il gioco ricarica all’inizio del momento della giornata che si è lasciati, senza alcun progresso relativo fatto. Ergo, dovrete ricominciare da capo quella sezione, un destino peggio della morte, perché in Deathloop morire vuol dire comunque proseguire.

Due parole sul gioco

Deathloop è parente molto stretto della serie di Dishonored, l’abbiamo già detto. I poteri, il feeling, il tipo di atmosfera, il tutto naturalmente ripulito dai componenti fantasy che mal si accostano in Deathloop e cambiati opportunamente con le loro controparti fantascientifiche anni ’60. L’approccio al gioco lo decide il giocatore, stealth o action non ha alcuna importanza, e il level design è lì che riesce a ben servire entrambi gli approcci, anche se stavolta è l’action a farla da padrona al contrario delle avventure di Corvo e soci, in quanto questa volta non è possibile disfarsi in maniera creativa dei bersagli senza ucciderli: qui per motivi di trama devono proprio morire, anche se non mancheranno le occasioni davvero originali con cui ci si può sbarazzare di loro senza dover ricorrere alla violenza diretta col rischio di allertare decine e decine di altri esseri umani dal grilletto facile pronti a massacrarci senza pietà a mo’ di carne da cannone.

Purtroppo, questa carne da cannone è proprio ciò che dice di essere, carne da cannone, la quale è mossa da una delle più lacunose IA che siano state mai programmate per un videogioco. Capiamo la necessità di avere a che fare con decine di nemici che devono essere buttati giù abbastanza facilmente senza rendere il gioco alquanto frustrante (si può morire tre volte prima di dover ricominciare il loop), ma a volte i nemici in Deathloop si comportano davvero fin troppo stupidamente. A volte rimangono imbambolati in un punto senza fare niente e senza nemmeno muoversi, a volte non si accorgono che i propri amici vengono uccisi a un palmo da loro, altre volte invece, a testimonianza che non tutto funziona male, sentono i nostri passi sopra un tetto di un’abitazione e si mettono a indagare, e alle volte il loro path finding funziona pure troppo bene riuscendo a raggiungerci in posti alquanto proibitivi.

Cionondimeno, quando l’IA funziona come dovrebbe è anche divertente spendere minuti a falciare tutti quelli che capitano a tiro per il gusto di farlo, merito soprattutto delle armi, il cui feedback, il suono, la loro cattiveria e la loro maneggevolezza sono stati creati con l’aiuto dei cugini di Machine Games, autori della serie di Wolfenstein (ricordiamo che fanno sempre parte del gruppo Zenimax/Bethesda). E la loro firma c’è eccome, basta sapere che si possono impugnare due armi a mano singola per mano con effetti devastanti! Anche se purtroppo il limite di tre bocche da fuoco nell’inventario costringe a fare fin troppi sacrifici.

Al di là di tutto, Deathloop ha forse uno degli incipit più originali degli ultimi tempi. Tutta la questione del loop temporale, del fatto che si resetti tutto come se niente fosse accaduto al finire della giornata, con la differenza che il nostro eroe mantiene la memoria tra un loop e l’altro, dà vita a una vicenda alquanto curiosa e stuzzicante che spinge il giocatore a esplorare ogni anfratto e a fare ipotesi su quali saranno le proprie mosse da fare, specialmente una volta capito come manipolare i Visionari e a spingerli a bazzicare in zone diverse da quelle dove sarebbero, in modo da ucciderli tutti e 8 entro la fine della giornata e finire così il gioco. Per questa ragione, la durata del titolo è molto variabile da giocatore a giocatore, ma una ventina di ore dovrebbe durarne. E se volete avere una sfida maggiore, togliete gli indicatori di missione su schermo, in modo da costringervi a esplorare e a interpretare meglio gli indizi che mano a mano vengono scovati in giro.

Deathloop possiede anche una piccola parte multiplayer: di quando in quando, Colt verrà cacciato da Julianna, uno dei visionari nonché iconica nemesi di Deathloop, la quale perlustrerà il distretto in cui il giocatore si trova in quel momento con lo scopo di ammazzarlo. Orbene, se lo si desidera, si può fare in modo che Julianna non venga gestita da una IA, ma da un altro giocatore, e il gioco permette non solo di scegliere se giocare offline od online, ma anche se far entrare solamente gli amici. Naturalmente, Julianna gestita da un altro giocatore darà vita a scontri alquanto memorabili, poiché i giocatori potranno usare liberamente tutti i poteri e tutte le armi senza vincoli come fa la Julianna gestita dalla IA.

Conclusioni

Per quanto Deathloop sia divertente, originale, intrigante e porti con sé la firma degli Arkane, i problemi di performance e di crash sono tali che ci impediscono di consigliarlo a cuor leggero, specialmente coloro che hanno un PC molto potente e dunque sono abituati a giocare molto fluidamente. Se un domani gli sviluppatori dovessero sistemare questi problemi, allora diventerebbe un acquisto imprescindibile per gli amanti dei loro giochi e meriterebbe una possibilità per via dell’incipit originale, ma al momento rimane un acquisto consigliato esclusivamente soltanto a chi sa di essere in grado di chiudere un occhio su queste problematiche mouse (o pad) alla mano.

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