Call of Duty: Ghosts – Recensione

  Se c’è un brand capace di creare opinioni ambivalenti tra i videogiocatori di tutto il mondo quello è sicuramente Call of Duty. Riuscirà quest’ultimo capitolo a convincere anche...
Call of Duty: Ghosts - Recensione 9




 

Se c’è un brand capace di creare opinioni ambivalenti tra i videogiocatori di tutto il mondo quello è sicuramente Call of Duty. Riuscirà quest’ultimo capitolo a convincere anche i più accaniti detrattori e a portare una ventata di aria fresca alla serie, ormai inchiodata sulle stesse meccaniche e comparto tecnico da anni?

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Sviluppato da Infinity Ward, il singleplayer non riprende in alcun modo la trama della serie “Modern Warfare” si tratta quindi di un reboot, che presenta come unico legame con la vecchia serie, la citazione del personaggio di Ghost, da cui prende nome il titolo. I Ghosts vengono immediatamente presentati come un corpo di forze speciali dalle formidabili doti in battaglia, tutta l’avventura ruoterà attorno alle gesta di questa leggendaria squadra. In un futuro non troppo remoto la geopolitica globale è completamente stravolta, dopo la distruzione dei pozzi petroliferi del medio-oriente, gli stati dell’America del Sud capaci di fornire tale risorsa si uniscono formando la Federazione, che in poco tempo diventa una superpotenza mondiale. La Federazione avvia una aggressiva politica estera assicurandosi la conquista dell’America Centrale e mettendo in seria minaccia gli Stati Uniti; qui l’eroe di turno, Logan Walker, dovrà fermare la Federazione con l’aiuto dei “fantasmi”.

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La trama si rivela efficace nel catapultare il giocatore in contesti ancora poco esplorati in giochi di guerra moderna, impressionano positivamente le sessioni nello spazio e sul fondale marino. Durante la storia non aspettiamoci eclatanti colpi di scena o complessi intrecci narrativi, l’ intrattenimento verrà garantito più che altro dall’azione pura e cruda, diretta alla pari delle migliori pellicole d’azione hollywoodiane.

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CoD è sempre CoD

Il gameplay della campagna è lineare come non mai, uno storytelling serrato e ricco di azione proporrà livello per livello situazioni programmate per essere affrontate in un unico modo possibile, per variegare l’esperienza si alterneranno numerose fasi non convenzionali come prendere il controllo di droni remoti o del cane Riley, evitando così di incorrere nella ripetitività delle fasi spara-spara. La campagna giocata al livello di difficoltà veterano (difficoltà massima) ha impiegato 7 ore scarse per essere completata, longevità che si allinea quindi ai capitoli precedenti.

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In definitiva sappiamo bene che il single player non è la componente su cui il titolo punta, ma la completa assenza di innovazione nel gameplay può essere ancora accettata quando serie come Far Cry, Crysis, Bioshock hanno da tempo deciso di puntare sulla libertà di azione, pur mantenendo coesa e ben giustificata la trama? Se avete mai giocato al single di un CoD, Bhè sapete di sicuro cosa aspettarvi da Ghosts.

Esplosioni in HD

Con le nuove console alle porte, ci si sarebbe giustamente aspettati una sostituzione dell’engine grafico che, avvisiamo subito, non è avvenuta.  Già! a muovere il Call of Duty del 2013 c’è ancora l’anziano IW Engine che ci accompagna dal primo CoD (2003), seppure in versione ovviamente aggiornata. L’engine mostra tutte le rughe dell’età in particolar modo per quanto riguarda le texture, alcune di una qualità imbarazzante, e non ci riferiamo solo a quelle di fondali, ma anche di superfici che il player può tranquillamente raggiungere. Altra nota dolente riguarda l’illuminazione sui personaggi non giocanti e l’assenza di effetti di luce complessi, come riflessi e diffusione. Ci sono inoltre una grande quantità di dettagli non curati non direttamente imputabili all’engine che minano alla qualità complessiva, ad esempio il riciclo spudorato di oggetti grafici e texture (ridicolo entrare in una sala piena di pc e vederli tutti con il medesimo screen fisso nel monitor), l’assenza di ombre proiettate dal personaggio giocante e gli effetti dei proiettili su varie superfici poco credibili. C’è da dire però che il colpo d’occhio non delude, e in certe circostanze i poligoni a schermo e gli effetti riescono a stupire, impeccabili inoltre i modelli poligonali dei personaggi, sempre molto dettagliati e fotorealistici. Un comparto che merita l’eccellenza sono senza dubbio le animazioni, che grazie al motion capture rendono sia gli intermezzi scriptati  che i movimenti dei personaggi durante il gioco vero e proprio, incredibilmente realistici.

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Per concludere sul lato tecnico, non si può non parlare dell’ottimizzazione, Ghosts risulta si altamente scalabile a seconda dell’hardware, ma per maxare tutti i setaggi e i filtri si incorre in un calo di frame rate anche con le configurazioni più performanti non giustificabile, soprattutto tenendo conto del datato engine che muove il tutto, prima di giocarlo preparatevi inoltre a scaricare ben 28 Gb di dati.

Il soldato dei sogni

L’esperienza multigiocatore di Call of Duty, è inutile negarlo, ha pian piano abbandonato il lato competitivo per avvicinarsi alle richieste del mercato e accontentare il più vasto bacino di utenza possibile, Ghosts esalta all’ennesima potenza questa formula, garantendo divertimento nel multiplayer anche al più negato dei videogiocatori. Lo dimostra emblematicamente la nuova modalità contro i bot, badate bene non ci riferiamo alla partita privata del giocatore, ma una vera e propria modalità online che ci permetterà di guadagnare exp e completare i centinaia di obbiettivi del multiplayer, semplicemente affrontando una squadra gestita dall’intelligenza artificiale, di cui potremmo anche stabilire la pericolosità selezionandone la difficoltà. Potremmo anche creare la nostra personale squadra di bot con relativo armamento e perk, e lasciarla gestire in battaglia dall’IA per sfidare amici o giocatori casuali.

Anche le modalità contro giocatori in carne ed ossa hanno subito un profondo restyling, innanzitutto diciamo addio a CLB, per lasciare posto a “infetto” e “caccia” che puntano invece al divertimento puro e crudo, e risultano quasi un’alternativa per staccare da modalità più serie come guerra terrestre e dominio. Anche CED (cerca e distruggi) ha subito qualche ritocco, si avrà infatti la possibilità di tornare in gioco prima della fine del round, se un nostro alleato recupera la piastrina che lasciamo a terra al momento della morte.

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Per accedere alle partite diciamo addio alle noiose (o forse no) ricerche nella lista server, il matchmaking sarà gestito automaticamente, e si verrà indirizzati in un server ufficiale o in una lobby in attesa che la partita cominci. In queste fasi di attesa difficilmente ci annoieremo, tra personalizzare l’avatar, sbloccare armi e scegliere i perk e le serie di uccisioni si avrà parecchio da fare, limitando i tempi morti del multi al solo caricamento della mappa. La customizzazione, bisogna dirlo, non è mai stata così profonda, per la prima volta potremmo andare a modificare l’aspetto estetico del nostro soldato, attraverso numerose mimetiche e protezioni, potendo scegliere perfino il sesso. Le armi posseggono ciascuna una vastissima gamma di accessori e potenziamenti (anche del danno),  il sistema dei perk è stato completamente stravolto: ogni abilità avrà un valore determinato da dei punti, quelli più utili costeranno di più, rinunciando agli equipaggiamenti come granate o arma secondaria, inoltre, si avrà diritto a punti aggiuntivi potranno investire in ulteriori perk. Le combinazioni sono praticamente infinite, e siamo certi che provarne delle più varie farà schizzare la longevità del titolo alle stelle.

Arma alla mano, il feeling è quello classico, arcade puro con scontri a fuoco della frazione di secondo, in cui riflessi velocità a mira la fanno da padrone, con qualche azzeccata introduzione come il sistema di copertura automatico. Le arene di gioco non sono mai state cosi vaste e articolate, con un’incredibile quantità di passaggi e scale, per fortuna saranno totalmente assenti i punti morti dove una volta “camperati” si potranno evitare attacchi alle spalle. Rispetto al sigleplayer il multi presenta un evidente downgrade grafico, preferendo la sicurezza dei 60 fps a qualche dettaglio in più, non è da sorvolare inoltre una mancanza che per moltissimi giocatori PC fa davvero la differenza, ovvero l’impossibilità di regolare il campo visivo (FOV), che risulta scandalosamente bloccato a 65 miseri gradi, rendendo l’ immagine in gioco “schiacciata” in faccia al giocatore, e limitando enormemente la visione periferica. Questa mancanza, così come l’assenza di server dedicati privati, dimostra una relativa noncuranza della software house verso la community PC, speriamo che gli sviluppatori si diano da fare per risolvere almeno il FOV o almeno non vietino l’utilizzo di programmi non ufficiali per cambiarne i valori, come avveniva su MW3.

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3 giochi in uno

Come ciliegia sulla torta non poteva mancare la componente coop, in questo caso ancora più assurda e scollegata dalla trama principale, avremmo infatti a che fare con niente poco di meno che un’invasione aliena! tutte le meccaniche sono state completamente riviste per fornire un’esperienza a se stante con tanto di livelli, armi e abilità sbloccabili. Il gameplay può ricordare alla lontana Killig Floor, ovvero un avanzamento lineare dei livelli, con orde di nemici che sopraggiungono dopo ogni check point, solo che nel caso di Ghosts sarà molto più ripetitivo, dato che per attirare l’orda nemica successiva si dovrà sempre e solo attivare una trivella per distruggere il nido alieno (!), sparse per la mappa ci saranno numerose trappole, armi e torrette fisse, acquistabili/attivabili con i soldi guadagnati sterminando i disgraziati invasori extraterrestri.

Tirando le somme Call of Duty: Ghosts fa esattamente quello che ci si aspetta, nel bene e nel male; una campagna mordi-e-fuggi spettacolare, e un multiplayer vasto, movimentato e vivo, che sicuramente non convincerà gli hater della serie, ma soddisferà le aspettative di tutti coloro che con i capitoli precedenti si sono divertiti alla grande.

Commento Finale

8

 

 
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