Un test svela quanto incide l’effetto burn-in degli schermi OLED

L’effetto burn-in di uno schermo è quel fastidioso effetto che rimane sovrimpresso quando una certa immagine statica rimane visualizzata per una moltitudine di ore. E gli schermi OLED non sono di certo immuni a questo effetto, tuttavia, in quali occasioni può rappresentare un pericolo?

Proprio questo è il punto di due test durati un anno nei laboratori di Rtings.com, un sito specializzato nel fornire recensioni di televisori, monitor e cuffie, e che ha visto ben nove TV essere messe sotto torchio.

Il primo test non è che una semplice comparazione tra OLED, IPS e VA (gli ultimi due LCD), mentre il secondo test, quello più interessante e fatto su 6 TV OLED, è stato fatto per determinare quanto il contenuto e la luminosità modifica la possibilità di burn-in.

Il secondo test è stato fatto per 20 ore al giorno, con blocchi di 5 ore per volta per simulare un tipico utilizzo reale, ed è bene far notare che Rtings ha attivato ogni funzionalità anti-burn-in.

Le conclusioni sono le seguenti: chi guarda contenuto variegato non rischia affatto nessun effetto di burn-in. In più, le TV OLED hanno mantenuto i propri livelli di luminosità, mentre gli schermi IPS e VA no.

Ma il burn-in diventa un problema in alcuni casi, soprattutto quando vengono visualizzati contenuti statici e con colori molto luminosi. Giusto per fare un esempio, il logo della CNN è rimasto impresso in maniera fin troppo marcata e permanente, come la foto testimonia.

Per quanto riguarda il mondo dei videogame, purtroppo non sono stati fatti molti test a riguardo. Con Call of Duty: WWII l’effetto burn-in è comparso a causa dell’HUD, ma per via dei colori non saturi usati è praticamente impercettibile, mentre con FIFA 18 l’effetto è più percettibile, e diventa avvertibile dopo 800 ore di gioco.

In conclusione, Rtings avverte che se il vostro scopo è far visualizzare materiale statico con colori molto accesi, luminosi e saturi, allora uno schermo OLED non è la vostra soluzione ideale. Come detto, la parola d’ordine per evitare questo effetto è “varietà”, cambiare contenuti visualizzati di tanto in tanto.

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